11, 30, 34 e 61 sulla ruota del Sud

Non c’è dubbio che dopo decenni di sottorappresentazione istituzionale del Sud, la provenienza geografica dei componenti del nuovo governo Conte restituisce un insieme a marcata connotazione meridionale. Non è che l’origine delle persone possa essere garanzia di una qualsiasi qualità o insufficienza, nessuno in un Paese normale dovrebbe mai arrivare a pensarlo, ma siccome le cose della politica raramente sono frutto di casualità, credo si tratti di un segnale.

Ottimisticamente si potrebbe pensare alla oramai urgente necessità di dare corpo alle istanze che con sempre maggiori ragioni provengono dal Sud; i pessimisti invece hanno ragione a far rilevare che, ogni qual volta si prospettano misure particolarmente contrarie all’interesse del Mezzogiorno, viene chiamato un meridionale a metterle in atto per farle sembrare meno indigeribili.

In questi tempi di teppismo secessivo che vede indaffarati gli esponenti, di destra e sinistra, del PUN (Partito Unico del Nord), è meglio non distrarsi troppo, occorre tenere gli occhi aperti e giocarsi qualche numero al lotto.

11 – 30 – 34 – 61, poche chiacchiere, è solo in base a questi numeri che potremo valutare l’operato e la buona volontà del governo, …mi spiego:

34: è la percentuale dei cittadini italiani che vivono al Sud per i quali lo Stato destina da decenni percentuali sempre sotto il 28 della sua spesa pubblica allargata. In questa quota è per di più compresa anche la parte dei fondi europei che, ideati per recuperare il gap della disuguaglianza territoriale, dovrebbero invece essere aggiuntivi.

61: sono i miliardi, certificati nei Conti Pubblici Territoriali dall’Agenzia per la Coesione Territoriale, che vengono sottratti (rubati) al Sud e regalati al Nord ogni anno, ogni anno!!! Da decenni, in termini di mancata spesa ordinaria.

30: è la percentuale (una media delle stime) di ritardo infrastrutturale del Sud rispetto al Nord. Alta velocità, strade, porti, aeroporti, pochi servizi pubblici di bassa qualità e decine di cantieri fermi. Non bastano più gli annunci e i soliti “piani miliardari per il Sud” che restano sistematicamente fermi alle buone intenzioni.

11: il tasso di famiglie meridionali in povertà assoluta, doppio rispetto al Nord e completamente fuori dai radar degli interessi politici. Una insensibilità figlia di quella “cultura dello scarto” denunciata finanche da Papa Francesco.

Sono numeri fortemente interconnessi capaci di trascinare con loro tutto il resto degli indicatori, da quello che misura la disoccupazione a quello relativo all’emigrazione, dai numeri della migrazione sanitaria a quelli dell’abbandono scolastico, fino ai flussi turistici, all’industria e al dossier dei trasporti. Il Sud ha da tempo smesso di essere solo terreno di conquista e serbatoio di voti e di braccia al servizio del Nord, oggi grazie all’impegno diffuso di tanti, ha la consapevolezza e un termometro a disposizione col quale misurare la temperatura. Se questi quattro numeri “non escono” (non migliorano), al banco lotto si sono sprecate solo quattro inutili chiacchiere.

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* Appena dopo l’Unità d’Italia gli amministratori napoletani lamentarono un calo degli introiti per il gioco del lotto. In pratica, pur di non dare utili al nuovo Governo piemontese, gli abitanti del Regno delle Due Sicilie preferivano giocare al lotto clandestino.