Se lo sapessero

Fra troppe reticenze i libri di storia per la scuola, ed anche quelli per l’università, oggi come ieri raccontano che fu la concorrenza dei prodotti del Nord a mettere fuori mercato l’industria e l’agricoltura del Mezzogiorno; l’apertura al libero mercato avrebbe rivelato che il sistema duosiciliano, arcaico e affatto competitivo, era in piedi esclusivamente perché tenuto al riparo da politiche protezionistiche.

È un argomento che sento ripetere da troppo e da tanti, e mi sorprende che questa frottola solo perché ripetuta a lungo permanga verità acritica; non ci si dà pensiero di annotare che il Sud, terza potenza industriale europea, esportava i suoi prodotti dappertutto mentre la produzione, agricola e industriale, delle regioni settentrionali riusciva a malapena a coprire il fabbisogno del suo mercato.

Si tace che all’indomani dell’unità fu avviato nel Sud un vero e proprio processo di deindustrializzazione che a Pietrarsa (NA) vide inaridire la più grande industria metalmeccanica d’Italia, l’unica in grado di fare tutto da sola dalla rotaia alla locomotiva e alla quale si preferì la più modesta Ansaldo di Genova cui fu pagato il prezzo del sostegno a Garibaldi.

Il complesso siderurgico di Mongiana (VV) a ragione definito la Ruhr italiana, fu subito incluso tra i beni demaniali da abbandonare, i celebri ferri di Mongiana, riconosciuti unanimemente come i migliori, i mongianesi dovettero andarli a fare nel bresciano.

Il nuovo governo si rivolse a produttori stranieri anche nel settore tessile, così che dove prima si vestivano centomila militari dell’esercito delle Due Sicilie fu la miseria dilagante che non risparmiò neanche il prestigioso opificio di San Leucio.

E si potrebbe a lungo continuare con le cartiere della valle del Liri, i profumi, i saponi, fino ad arrivare ai nostri giorni in cui annotiamo in mani settentrionali industria, banche, fondazioni e tutto ciò che conta. Si è riuscito a concentrare tutta la povertà, prima diffusa a macchia di leopardo su tutto il territorio nazionale, in fondo allo stivale; esattamente quello che voleva il governatore della Banca Nazionale del Regno d’Italia, Carlo Bomprini: “i napolitani non dovranno mai essere più in grado di intraprendere”.

Il sistema Italia si regge tuttora su questo dualismo costruito per garantire i privilegi di una parte a discapito di un’altra, ma chi a Nord s’illude di salvarsi da solo continuando a derubare il Sud, magari con le secessioni-cialtrone, sappia che verrebbe prima o poi (ma è un “poi” ormai molto vicino) a mancare il suo cliente principale (e non è detto che sarà per decesso).

Il Partito Unico del Nord (PUN) e i para-leghisti di complemento non lo sanno ma è dimostrato che a un euro di Pil del Sud corrispondono un euro e quaranta centesimi in più per l’economia del Paese, Nord compreso.

Se lo sapessero sarebbero onesti per furfanteria.