La Sagra dell’Uva di Galluccio (CE). Col passo del Brigante e al ritmo del Jazz.

Nei piccoli paesi impegnati ad arginare le perdite dei loro abitanti decimati da denatalità ed emigrazione, e a tenere viva la fiamma delle tradizioni, nella stagione estiva (‘a stagione) non mancano le occasioni di festa. Sono forme di resistenza sociale che riescono ad intercettare, col pretesto del festival, dell’evento culturale e della rassegna, un buon numero di gitanti, visitatori e soprattutto di turisti di ritorno, quelli che vivendo altrove coltivano legami affettivi col proprio paese d’origine.

Non potendo contare sulle presenze di questi ritornanti estivi, le feste che si svolgono a settembre hanno un carattere differente e riescono ad essere qualcosa di più che l’occasione per stare assieme e ritrovarsi. Diventano anche qualcosa di politico, di concreto e di prospettive futuribili disegnate da comunità alla ricerca di soluzioni.

È il caso, a mio parere, della rassegna itinerante “Sagra dell’Uva” che si svolge ogni anno dal 1976 a Galluccio, il paese sparso dei castagneti monumentali in provincia di Caserta. Arrivata quest’anno alla sua 44° edizione prevista per i fine settimana del 14/15 e 21/22 settembre 2019, oltre ad essere un evento che può vantare una tradizione oramai più che consolidata nel tempo, è diventata poco alla volta non solo l’occasione per promuovere l’eccellenza del suo vino locale, il Galluccio DOC nelle sue tipologie Bianco, Rosato, Rosso e Rosso Riserva, ma anche il rendez-vous e la vetrina del più composito contesto vitivinicolo dell’intera Terra di Lavoro che nelle settimane successive verrà replicata anche a Conca della Campania e a Presenzano. Da qualche anno in qua infatti, da queste parti, sono possibili incontri ravvicinati col Falerno del Massico, con l’Asprino di Aversa, col Casavecchia di Pontelatone e con l’antico Pallagrello, un modo di fare a Sud quello che al Sud viene spesso rimproverato di non saper fare: l’attitudine a mettersi assieme e di fare rete.

Un percorso identitario quello della comunità gallucciana testimoniato anche dall’intensificarsi di scelte significative che vanno facendo i suoi abitanti, come la scelta di Carmen Vendittoli che per attaccamento alle radici, col biglietto di sola andata per Dublino già in tasca, ha infine deciso di restare per rilevare la storica edicola destinata a sicura chiusura. Oppure come i soci del Circolo della Terza età presieduto da Sergio De Cubellis che grazie alle donazioni di tanti cittadini riesce a far rinascere la biblioteca comunale; o anche l’organizzazione periodica delle visite guidate “Campo dei Briganti” sui luoghi di Michelina De Cesare, lungo la strada che da Galluccio porta a Caspoli fino al museo Historicus dove è stata allestita una sala dedicata al brigantaggio postunitario.

Nella stessa direzione anche la cura e la competenza profusa nella scelta degli ospiti musicali, tutti campani, a partire dalla storica Nuova Compagnia di Canto Popolare, al jazz-blues beneventano di Jack Corona quartet, al progetto di rivalutazione della big band portato avanti dalla B.B. OrKestra di Umberto Aucone e all’interplay collaudato del Lello Petrarca Trio (Lello Petrarca, Vincenzo Faraldo e Aldo Fucile) reduce da entusiasmanti tournée in Russia e in Bulgaria e artefice di due album (Musical Stories; Reflections) ritenuti a ragione tra i migliori prodotti del panorama Jazz degli ultimi anni.