Evviva i Remigini

Ancora oggi in alcune scuole materne si organizza la festa dei Remigini, è la cerimonia di addio alla scuola dell’infanzia per tutti quelli che l’anno successivo frequenteranno la prima elementare. Si tratta di un patrimonio antico, di quando la scuola iniziava per tutti il primo di ottobre, il giorno di San Remigio.

Dalla fine degli anni settanta, in carica il ministro Franco Maria Malfatti, si è deciso di anticipare di una ventina di giorni l’inizio dell’anno scolastico e disposizioni successive hanno introdotto la possibilità di prevedere soste intermedie, come ad esempio per la settimana vicina al carnevale.

Provvedimenti che mal si conciliano con le temperature settembrine delle regioni meridionali e ancor meno con il principio della continuità dell’insegnamento, ma che si vollero e si vogliono giustificare, con necessità pedagogiche e didattiche.

Che la difesa di tali scelte sia pretestuosa e affatto equanime, lo dimostrano i toni insolenti e le reazioni infuriate dei leghisti padani, indisponibili al confronto ogni qual volta un amministratore meridionale, e a volte qualche parlamentare (Costa, Granata, Poli Bortone, Rutelli), ripropongono un ritorno a scuola il primo ottobre.

Non è difficile individuare cosa si nasconde dietro l’ostracismo della Lega e del PUN – Partito Unico del Nord (attivo e forte in tutti gli altri partiti) ad essa contiguo: gli interessi del settore turistico settentrionale.

Anticipare il più possibile l’inizio dell’anno scolastico, permette agli operatori della neve di poter contare su un grosso volume di potenziali clienti delle loro settimane bianche e nel contempo svuota gli stabilimenti balneari meridionali già alla fine di agosto. Va da sé che, per il Mezzogiorno, ne risultano ridotte le occasioni d’impiego e scoraggiati i tentativi di dare orizzonti più ampi a eventuali piani d’investimento relativi al turismo del mare.

È lo spreco di una grande potenzialità, il sole e le spiagge del Sud a prezzi convenienti in grado d’intercettare una domanda estera in crescita, e soprattutto la possibilità di un periodo di vacanze ai tanti che non se lo possono più permettere ad agosto, quelli per i quali le settimane sono, di questi tempi, diventate solo nere.

Ovvio che reiterare la proposta in maniera semplicistica così come è stato fatto in passato la esporrebbe a un facile impallinamento e ad archiviazione certa. Bisognerebbe invece inserirla in un disegno più ampio di investimenti, capace di dare risposte alle famiglie (in 40 anni profondamente cambiate) spaventate dalla difficoltà di dover conciliare il lavoro e cura della prole, e di corrispondere alle esigenze dei ragazzi in cerca di socialità fertili nelle quali disegnare la propria via.

Ma se a guidare l’azione dei nostri politici prevarranno i soliti interessi geograficamente radicati, difficilmente potrà concretizzarsi un ritorno all’antico, anche se i vantaggi sono evidenti, anche se a parole il meridione e un tutt’uno col resto. San Remigio, pensaci tu!