La Tintilia, il vino degli innamorati

I confini amministrativi hanno sempre faticato molto a contenerlo il Molise, non fai in tempo ad entrare dall’Abruzzo che in mezz’ora di macchina sei di nuovo fuori, in Puglia. E se ti fermi un po’ a chiacchierare con qualcuno o magari al ristorante, ti accorgi ad ogni passaggio, anche in quelli con il Lazio e con la Campania, che c’è tanto Molise attorno al Molise. È per questo che ciclicamente qualcuno, armato di storia, immagina la Moldaunia oppure il Molisannio. È per questo che, in campo enologico, nonostante una tradizione antichissima fino a Plinio il Vecchio, i vini molisani sono chiamati a fungere da anello di congiunzione tra le tradizioni di vinificazione che hanno le altre regioni.

Anche se ha rischiato di sparire definitivamente a seguito dell’introduzione invasiva di vitigni più produttivi, un’unica grande DOC, autenticamente autoctona, il Molise ce l’ha e si tratta del vino degli innamorati: il Tintilia.

La leggenda tramandata oralmente ci viene oggi consegnata anche in musica da una delle band più interessanti del panorama musicale italiano i Riserva MOAC, molisani di Bojano e artefici di un mood glocal fatto di strumenti etno e global beat, electro e fisarmoniche, che incrocia musica folk, rock e world music. Il loro ultimo disco, Tintilia Gran Riserva, si riferisce al primogenito del Conte Carafa, napoletano di origine, che nel 1300 si innamora della figlia di un luogotenente dei Borbone di origine spagnola. Per le nozze, e come da tradizione, la sposa porta in dote il vino per il banchetto nuziale, quello prescelto è davvero straordinario, un vino di Spagna rosso rubino, forte ed intenso come l’Amore che si promettevano. Il seguito è la malattia della sposa e l’inconsolabile dolore del Conte che rimasto vedovo, fece impiantare il vitigno donatogli dalla sua amata in agro di Ferrazzano tra i comuni di Mirabello e Gildone.

A protezione di questo importante patrimonio, e al di là della leggenda, ha però agito il determinante cambiamento che ha percorso il mondo dell’enologia dall’inizio del millennio: la crescita di una sempre più raffinata cultura del vino capace di imporre una graduale, ma inesorabile sterzata verso le produzioni di qualità, a discapito delle produzioni industriali basate sulla quantità. In fondo una storia d’amore anch’essa, fatta da chi intuì l’errore di considerare la Tintilia (in Molise questo vino è femmina) un parente del Bovale Grande e ne riprese la coltivazione; fatta dall’Università di Campobasso che ne sancì l’autoctonicità sul finire degli anni 90; fatta da agronomi appassionati e da produttori entusiasti che hanno creduto ed investito nelle potenzialità di questo grande vino per fortuna non più a rischio d’estinzione.

Basta un bicchiere per innamorarsi dei suoi profumi, della sua struttura possente e del suo colore intenso di rubino, due bicchieri per sapere da dove viene e che carattere ha, il terzo bicchiere è per chi avete accanto …se proprio gli volete bene.