La ferita aperta degli scrittori meridionali eliminati

Al tempo dell’altra guerra contadini e contrabbandieri / si mettevano foglie di Xanti-Yaca / sotto le ascelle / per cadere ammalati. / Le febbri artificiali, la malattia presunta / di cui tremavano e battevano i denti, / erano il loro giudizio / sui governi e la storia. (Vittorio Bodini)

Ne avevo già parlato qui e non avrei mai immaginato di doverci ritornare, perché la sconcezza era troppo grande ed evidente per non essere sanata, e a dire la verità mi aspettavo anche delle scuse e un risarcimento, quantomeno morale. Eppure è passato quasi un decennio e la situazione è ancora quella cristallizzata dal DPR 89/2010 nel quale Mariastella Gelmini, all’epoca (disgraziatamente) Ministro dell’Istruzione, dettava le linee guida per i docenti, e definiva i fondamentali degli insegnamenti ritenuti strategici per le scuole superiori.

Nel documento ancora in vigore, per quel che concerne la poesia e la narrativa del ‘900 da affrontare nei licei, sono indicati a titolo esemplificativo diciassette autori principali a cui fare riferimento: “…si esordirà con le esperienze decisive di Ungaretti, Saba e Montale, …contemplerà un’adeguata conoscenza di Rebora, Campana, Luzi, Sereni, Caproni, Zanzotto, …comprenderà letture da autori significativi come Gadda, Fenoglio, Calvino, P. Levi e potrà essere integrato da altri autori come Pavese, Pasolini, Morante, Meneghello”.

Dovendo necessariamente sintetizzare, qualsiasi elenco sarebbe risultato incompleto e insufficiente, ma un elenco che non comprendesse neanche un autore meridionale, con il contributo determinante apportato a tutta la letteratura e la poesia occidentale dal Sud, assomiglia a una presa in giro, a una epurazione. Limitandoci alla sola Sicilia viene da chiedersi come si possono trascurare Sciascia, Vittorini, Tomasi di Lampedusa, Pirandello e Quasimodo. È sembrata piuttosto una scelta ideologica che oppone il Nord al Sud, una scelta che nel caso di un elenco più lungo avrebbe forse incluso prima di Scotellaro, Bufalino, Gatto, Sinisgalli, Bodini, Silone, Alvaro e Deledda, i pur simpatici Gabibbo e Topo Gigio.

E mentre gli editori delle antologie scolastiche, comprensibilmente, aggiornano i testi in funzione di tali indicazioni ministeriali, restituendo la marginalità culturale a cui è stata condannata tanta parte della nostra letteratura, si sono avvicendati, dopo Gelmini, ben altri cinque Ministri dell’Istruzione di diverse estrazioni: Profumo, Carrozza, Giannini, Fedeli e Bussetti. Giacché quest’ultimo è stato uno dei 22 esperti che hanno composto la Commissione di studio voluta dalla Gelmini per elaborare il contenuto del testo in vigore …mi sa che ci tocca aspettare il prossimo.