Sparagnano ‘na lira e perdono un capitale

Le costanti dosi di paura somministrata a mezzo Social, hanno avvelenato l’habitat degli italiani, l’opinione pubblica ossessionata dall’immigrazione sembra incapace di scorgere il resto, che rischia di incidere ben più profondamente e più a lungo sul contesto socio-economico di gran parte di noi. Mi riferisco alla contrazione delle nascite, all’invecchiamento demografico, ai quasi 300.000 italiani che se ne stanno andando all’estero ogni anno, ai tanti (troppi) meridionali che si trasferiscono al Nord per lavorare, studiare, curarsi. Pochi quelli come Massimo Troisi che “…no, non era emigrante!” ma partiva così per viaggià, per conoscere”.

Una delle conseguenze più evidenti è lo spopolamento delle aree interne e principalmente del Sud. Oggi in Italia ci sono tre milioni di case vuote abitabili, 700mila capannoni industriali abbandonati, 338mila ettari di terreni non più coltivati che sono più della provincia di Caserta e Napoli messe assieme.

I piccoli comuni in contrazione demografica o a rischio scomparsa provano, da soli, a darsi da fare: alcuni ci provano inventano un folklore (fakelore) presentato come autenticamente tradizionale, certi mettono in comune le competenze per erogare servizi a minor costo, qualche amministratore rinuncia alle pur giuste indennità e non mancano idee originali, per resistere:

A Conflenti in provincia di Catanzaro un primo finanziamento regionale viene utilizzato per incentivare l’arrivo di nuovi residenti, e si punta a diventare la prima “Amazon City” grazie all’interessamento dello statunitense, di origini calabresi, Russell Grandinetti, Vicepresidente di Amazon.

Nel parco dei Nebrodi, ad Alcara Li Fusi, un piano di riqualificazione urbana mira a trasformare le abitazioni abbandonate in strutture di accoglienza turistica, e prevede forti incentivi per l’acquisto di alloggi.

I nuovi residenti di Candela, nel foggiano, ricevono un bonus di benvenuto che può arrivare fino a duemila euro, mentre a Grottole in Basilicata le case, vuote di quotidiana umanità, vengono riempite di eventi culturali e diventano residenze per artisti. Marco Corrias, sindaco di Fluminimaggiore, in Sardegna in un territorio straordinario vuole combattere lo spopolamento facendo del proprio paese una residenza diffusa per gli over 65 di tutta Europa. Di Valogno, Vaccarizzo e di Orgosolo ho detto qualcosa che potete leggere se ci cliccate sopra.

Sono solo alcuni ottimi esempi tra tantissimi, ognuno diverso eppure con un tratto comune: nessuna di queste realtà ha davvero invertito la rotta, resistono è vero, ma non viene registrato alcun boom demografico. E così viene da pensare che quello che veramente manca non è affatto la voglia, il coraggio, la fantasia, la competenza, la passione, l’impegno, l’astuzia, dei sindaci, degli amministratori locali e della gente del posto. Quello che manca, ed è mancato da troppo tempo, sono le politiche nazionali in tema di cura e manutenzione del territorio; manca una visione nazionale della geografia umana; mancano le risorse per “infrastrutturare” quelle aree ritenute a torto, marginali; manca la capacità di vedere nella salvaguardia di un paese la soluzione per la città.

La causa dello spopolamento, in definitiva, è strettamente connesso con l’impostazione dei manager di stato che, in nome di una supposta efficienza, si fanno dettare il da farsi dalle tabelle e dalle performance operando in modo miope il taglio di una linea di trasporto, la chiusura di un asilo o la soppressione di un ufficio postale. Sparagnano ‘na lira e perdono un capitale.