Signorine di virtù

Le politiche di Protezione Sociale, dette comunemente Welfare, hanno come primo obiettivo quello di ridurre le povertà e come seconda finalità quella di contenere le disuguaglianze. La lista dei rischi e bisogni, ri-definita nel manuale del Sistema Europeo del 2016, comprende: malattia e salute, disabilità, vecchiaia, superstiti, famiglia e bambini, disoccupazione, abitazione ed esclusione sociale. L’Italia destina a questo settore una percentuale rilevante del suo PIL, e del tutto in linea con le percentuali degli altri partner europei. Tuttavia, a differenza degli altri paesi, quelli scandinavi in primis, fallisce clamorosamente l’obiettivo redistributivo, e spendendo malissimo addirittura favorisce l’accentuarsi delle disuguaglianze.

Racconta, ad esempio, uno degli ultimi rapporti di Cittadinanzattiva, che il federalismo che si è voluto applicare alla sanità, ha impoverito il Sistema Sanitario Nazionale a vantaggio del privato e ha stremato i cittadini, creando una differenza Nord-Sud senza precedenti. Un fallimento epocale. Il nostro Welfare è poi basato sulla tutela di chi comunque un lavoro ce l’ha, non a caso è previsto lo strumento della cassa integrazione le cui risorse sono destinate in grandissima parte a quelle realtà a più alta densità aziendale, vale a dire alle regioni settentrionali.

Il tratto caratteristico, eccentricamente “antidistributivo”, è confermato e dilatato dal forte sbilanciamento a favore della componente pensionistica, nella quale si annidano generosi trattamenti frutto di storiche rendite di posizione mummificate ad arte dai ceti più elevati. Un calderone che assorbe ben oltre la metà delle risorse disponibili e che ancora sconta la zavorra delle baby pensioni, concentrate per il 70 per cento al Nord. Poco resta per quegli ammortizzatori sociali che realmente potrebbero ricondurre a livello accettabile le disuguaglianze generazionali, di genere e territoriali. In barba alle raccomandazioni comunitarie che da almeno un quarto di secolo ci chiedono di intervenire per strutturare diversamente il nostro welfare, non abbiamo voluto istituire il Reddito Minimo Garantito verso il quale il Reddito di Cittadinanza dei 5Stelle è solo un primo passo, e ci disinteressiamo di famiglia, disoccupazione, alloggi ed esclusione sociale. Ambiti d’intervento che, visibilmente, riguardano più intensamente il Sud, e la cui messa in opera, invertirebbe il trend di desertificazione economica e sociale del Mezzogiorno, ove è invece concesso “fare la cresta” su pochi spiccioli, con le sempre reclamizzate pensioncine dei falsi invalidi e le fake-news delle carissime siringhe. Quanto basta per essere messo all’indice dai soi-disent virtuosi. Virtuosi come certe signorine che si concedono per necessità e non per piacer loro.