Il boomerang del prima a me e niente a te

In questi giorni si moltiplicano le evidenze che “Prima gli italiani”, lo slogan della Lega, è stato un abile esercizio semantico che ha indotto tanti meridionali a credere, ingenui, di venir compresi in questa primazia. In realtà è, oggi come allora, Prima “certi” italiani, quelli del Nord.

Un equivoco disvelato dalla cancellazione di alcuni collegamenti ferroviari qua e là per il Sud; dalla chiusura di sei scuole di specializzazione in medicina dell’Università di Catanzaro; dall’assegnazione di quote di pescato tanto esigue da condannare la tonnara di Favignana a una nuova chiusura; dalle briciole di assistenzialismo per il lavoro dei pastori sardi; dal pericolo, che va concretizzandosi, di far diventare di proprietà privata l’acqua pubblica di Puglia, Irpinia e Basilicata; dall’apertura dei cantieri per la prevenzione delle alluvioni solo nelle città del Nord; dall’insistenza per far partire le grandi opere tutte concentrate al settentrione; dall’assalto delle produzioni straniere all’agroalimentare meridionale lasciato indifeso; dall’agonia patita dall’aeroporto di Reggio Calabria; dai professori incentivati economicamente se del Nord; dal pressing per arrivare all’autonomia differenziata delle regioni più ricche …guardate che volendo si può continuare a lungo, e invece mi fermo.

E mi soffermo un po’ su un provvedimento della Regione Lombardia che modifica la legge regionale 31 (testo unico in materia di Agricoltura, Foreste, Pesca e Sviluppo rurale) approvato dal consiglio regionale l’11 giugno scorso.

Vi si stabilisce che in tutti i 1.688 agriturismi della Lombardia l’80% dei prodotti utilizzati debba essere di provenienza lombarda, e in aggiunta, i prodotti ittici e il vino debbano esserlo al 100%! Niente tonno e niente Falanghina!

Una norma autarchica che mira a proteggere l’agroalimentare regionale, escludendo di fatto la possibilità per tante produzioni meridionali, anche se eccellenti, di competere in questo segmento di mercato in crescita costante da oltre un decennio. Alla faccia del siamo tutti italiani!

Ovviamente i consiglieri che hanno promosso il provvedimento parlano di valorizzazione della cucina tradizionale e dei prodotti del territorio, di tutela di un patrimonio culturale, ma dietro le parole di facciata lo scopo è palese: prima il Nord! In una logica predona nella quale la Lombardia si è da tempo distinta.

Temo che contestare il provvedimento, opporvisi, recriminare non serva a molto, piuttosto potrebbe essere colta la palla al balzo e disporre, con un patto interregionale, che anche nei 4.600 agriturismo del Sud venga introdotta una percentuale da rispettare a tutela del patrimonio enogastronomico territoriale, e siccome oggi sono molti di più i prodotti che dal Nord vengono venduti al Sud rispetto al contrario, credo che il passo della regione Lombardia possa rivelarsi un clamoroso boomerang.

È ovvio che una volta accettato, il principio si potrebbe estenderlo anche ad altri ambiti, ad esempio nei baretti che stagionalmente riaprono nel periodo delle vacanze si potrebbe arrestare lo smercio di vini e alcolici non autoctoni (basta col grappino e co ‘sto prosecco); si potrebbe prescrivere che le salumerie debbano offrire obbligatoriamente anche salumi nostrani; si potrebbe prevedere una tassa regionale per ogni panettone industriale che viene venduto al di sotto del Garigliano. Insomma ci sono tutti i presupposti per fargli togliere il vizietto a questi furbetti del Solo il Nord.