La retta via del Bibliomotocarro di Tonino

Dal punto di vista degli insediamenti umani la Lucania è certamente una terra rurale fatta di borghi antichi e centri storici, dei 131 comuni che la costellano solo pochi hanno una popolazione superiore ai 5.000 abitanti, la maggior parte sono invece piccoli comuni che rimpiccioliscono sempre di più. Con i finanziamenti erogati per la ricostruzione post-terremoto del 1980 hanno resistito per un po’ e sono state ben recuperate parti anche rilevanti di abitati, ma i numeri della demografia parlano di una regione che lentamente, ma inesorabilmente, si svuota di 35.000 residenti in poco più di un decennio. Un contesto nel quale arriva poco degli eventi che ruotano attorno a “Matera Capitale Europea della Cultura”, pesano di più la sottodotazione infrastrutturale di una regione che non ha aeroporti, con capoluogo senza ferrovia, e la insufficiente qualità dei servizi che le amministrazioni locali riescono a garantire per i propri cittadini.

È in questa Basilicata, che sembra voler preservare in sé il racconto che ne ha fatto Carlo Levi e la poesia di Rocco Scotellaro, che una storia come quella di Antonio La Cava assume contorni neo-romantici, ed esemplari.

Antonio è un maestro in pensione che nel 1999 di fronte alla crescente disaffezione dei giovani nei confronti della lettura ha sentito il dovere di agire, e si è dotato di un motocarro che ha trasformato in Bibliomotocarro, tre ruote, azzurro, con le tegole e un comignolo sul tetto, capace di trasportare anche 1.000 volumi in giro tra i piccoli paesi lucani, quelli dei bambini con pochi coetanei che frequentano le pluriclassi di scuola primaria. Da Ferrandina, Tonino (così lo chiamano tutti) macina chilometri (finora 170.000) attraverso tutta la regione, prestando e scambiando i suoi libri, raccontandoli attingendo alle sue grandi doti di Maestro, promuovendo iniziative come quella dei “libri da scrivere” che ha invogliato tanti bambini a raccontare le storie dei loro paesi e momenti della loro vita, oppure quell’altra “fino ai margini” fatta di una serie di laboratori da svolgere nelle scuole dei comuni con meno di 1.000 abitanti.

Una biblioteca ambulante non è però una novità da queste parti perché, sul finire degli anni ’50, il Provveditorato agli Studi di Matera affidò proprio a un bibliobus il compito di raggiungere i comuni più lontani, erano tempi in cui era molto sentita la lotta all’analfabetismo, ed era il tempo in cui Tonino prese in prestito il primo libro letto: Fontamara di Ignazio Silone, un seme che ha dato buoni frutti.

“Per l’impegno profuso, nel corso della sua vita, nella promozione del valore della cultura” qualche mese fa è arrivata anche la nomina a Commendatore dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana da parte del Presidente Sergio Mattarella. Il successo è grande e in ogni paese il “maestro di strada” è atteso, attorno al Bibliomotocarro si addensano comunità fertili che spesso evolvono anche in nuove collettività intercomunali, così che si riducono le distanze tra i vari paesi.

Forse ha ragione lo storico dell’arte e docente universitario Tomaso Montanari, che quando ha stilato il suo decalogo della politica culturale, invitava a diffidare degli eventi, dei festival, delle inaugurazioni, delle una tantum, perché la cultura ha bisogno di strutture stabili, finanziamenti continui, indipendenza dalla politica, visione lunga e disinteressata.

Il Bibliomotocarro, non altri, sembra conoscere la via.

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