Bombe, Bombino e Bombette

Non capita troppo spesso, ma a volte una vita trascorsa a fare il gregario disvela seppur tardivamente la vita di un campione, magari capita che al mediano abituato a correre per tre in ogni partita, venga riconosciuto il valore del fuoriclasse, come a Casemiro nel Real Madrid, a Fernadinho nel City e ad Allan nel Napoli, rivelatesi le vere anime delle rispettive squadre.

Capita che l’uva di un vitigno, dopo essere stata a lungo utilizzata solo per la vinificazione di tantissimi altri vini di tutta Europa venga utilizzata, da pochi decenni in qua, per la produzione in purezza. È il caso dell’esuberante Bombino bianco, una varietà diffusa soprattutto in Puglia e particolarmente in Capitanata, terre dominate da tre campioni quali il Primitivo, il Negroamaro e il Nero di Troia.

La storia recente di questo vino è una storia di riscossa: a lungo tenuto in considerazione solo per la sua ecletticità e per la sua alta redditività che gli è valsa il nomignolo di straccia cambiale, ha rivelato immediatamente le sue doti singolari non appena si è voluto metterlo alla prova …e ha fatto gol, per la sua semplicità e per la spiccata capacità di restituire tutti i profumi del Sud.

La storia più antica è quella dei Cavalieri Templari al ritorno dalla Terra Santa che lo introdussero a San Severo di Puglia intorno al 1200 e dove ha trovato l’habitat ideale per esprimersi al meglio.

Oggi il Bombino bianco grazie alla competenza e al coraggio dei pionieri Girolamo, Louis e Ulrico tra di loro amici per “colpa” del Jazz e poi fondatoridella cantina d’Arapí, è valorizzato anche nelle “bollicine”, ed ha conquistato la fama internazionale divenendo una eccellenza dei vini spumantizzati, nonostante il pregiudizio e gli ostacoli di quanti ritenevano questa tecnica di vinificazione un esclusivo appannaggio di altre latitudini.

Identitario, antico e giovane al contempo, impertinente, elegante, certamente da preferire alle bottiglie che vengono prodotte, con uso massivo di pesticidi e stravolgendo l’ambiente, come accade in Triveneto.

Qualcuno dice che si abbina al meglio con i crostacei, le fritture di pesce e i menù di mare. Io, che però ne so di meno, non me lo sono fatto mancare quando in Valle d’Itria ho scoperto quanto sono buone ed esplosive le bombette pugliesi (ma questa è un’altra storia).