Le Guarattelle dei fratelli Ferraiolo

Gli anni settanta li ho trascorsi ragazzetto a Cassino e ne custodisco un ricordo d’incanto appena un po’ mitizzato per via dell’età e dalla distanza. Le interminabili partite di calcio, le passeggiate della domenica, i primi discorsi “seri” con Gennaro e con Rodolfo, e da Antonio i primi rudimenti di tecnica applicata del corteggiamento. Cose non del tutto passate, perché col tempo i dubbi e le incertezze invece di risolversi aumentano di numero e di portata, e fortunatamente non manca affatto l’incanto se ti ci disponi.

Da allora con una delle cose più mitiche di quegli anni, girando a caso per il Sud, mi ci sono variamente incrociato, ed ogni volta non è stato un incontro ordinario.

Parlo del Teatro dei burattini dei Fratelli Ferraiolo, una dinastia salernitana (ma anche casertana, napoletana e aquilana) e una storia di artigianato artistico secolare di importanti successi, che dal capostipite Pasquale viene oggi ben custodita e continuata da Adriano, Fabio e Simone che la portano nelle piazze di numerose città.

Cassino ha sempre fatto parte del tour, e piazza Labriola è sempre stata la cornice ideale del castelletto di legno col sipario di velluto rosso, dello zucchero filato e del croccante il cui profumo si sentiva forte già da sotto i portici. In quella decina di giorni che i Ferraiolo restavano in città, di solito a novembre, eravamo in tanti a ritrovarci attorno alle guarattelle (si chiamano così i burattini a Napoli) piccoli e grandi, a formare capannelli e costituire un vero e proprio social network popolare. Del popolo e per il popolo erano (e sono) le rappresentazioni, divise in due tempi di una mezz’ora ciascuna, ispirate dal teatro classico napoletano: Eduardo, Scarpetta ma soprattutto Antonio Petito che forse è stato il miglior Pulcinella di tutti i tempi. La maschera napoletana è la protagonista indiscussa, e in ogni spettacolo si contrappone con spirito allegro e generoso al cattivo di turno: il diavolo, il guappo, il ricco o il prepotente. Un personaggio che ha ispirato nei temi e nel carattere tante altre maschere europee come Punch in Inghilterra, Kasperl in Germania, Petruska in Russia e Guignol il canuts di Lione e la sua amata Madelon. Maschere popolari che tra il serio e il faceto, contro le avversità e le durezze della vita, incarnando la medesima disposizione alla denuncia dell’ingiustizia sociale, si ritrovano sempre dalla parte della povera gente …senza aver bisogno né di selfie, né di felpe e né di twitt.