La secessione dei ricchi

Immaginate una qualsiasi città italiana, immaginate gli abitanti delle zone più ricche, quelle con i giardinetti curati, i marciapiedi alberati, l’asilo nido e il centro anziani che funzionano, che in ragione del residuo fiscale più alto, pretendano l’impiego delle risorse comunali per erogare servizi solo nei loro quartieri. Immaginate il loro slogan: “Padroni a casa nostra”; “Artefici del nostro futuro” …immaginate che passi il principio.

Il comune sarebbe obbligato, per principio, a spendere fondi per migliorare il già bel parco di via Veneto, e a dover rinunciare agli interventi per quello malandato di contrada Pezzasecca abitata dai lavoratori più poveri. Sarebbe obbligato a eliminare lo scuolabus, che tanto quelli di via Veneto a scuola ci vanno col Suv, a far riparare le buche prima, o solo, dove vive l’Onorevole, a fare la raccolta rifiuti due volte al giorno a Scasazza Alta e una volta la settimana a Scasazza Bassa (non dovrebbe essere questa la raccolta differenziata).

Più che rifarsi al dettato costituzionale che impegna lo Stato a una funzione redistributiva delle risorse, raccolte maggiormente tra chi più ha, basterebbe rifarsi al buonsenso, oppure a quell’innato (ma mutevole) senso di giustizia. A chi converrebbe avere quartieri superlusso assediati da favelas? Neanche ai ricchi.

Eppure questo principio, meno comprensibile se non con l’esempio più vicino della città, è quello che si vuole perseguire con l’”Autonomia differenziata” delle regioni Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna. Reclamano che le tasse versate allo Stato dal loro territorio più ricco ritornino a loro, e poco importa se quella ricchezza è stata costruita con la iniqua ripartizione delle risorse di tutti. Se si vanno a consultare i Conti pubblici territoriali (Cpt) ci si accorge che nell’ultimo quarto di secolo lo Stato è intervenuto per l’ambiente, la cultura, i trasporti, la salute, soprattutto al Nord ed ha lasciato ai fondi straordinari (europei) il compito di realizzare qualche cosa a Sud.

La cattiva informazione ha cercato di far passare sotto silenzio (fino a quando la questione non è stata posta dalle migliori intelligenze del Sud) la secessione di fatto delle tre regioni, che è stata ribattezzata a furor di popolo (meridionale) “La secessione dei ricchi”. Si tratta di un altro tassello nel processo federalista avviato con la riforma del titolo V della Costituzione che prevede il collegamento tra le “risorse da assegnare”, al “gettito fiscale”. Significa che i diritti (quanta e quale istruzione, quanta e quale protezione civile, quanta e quale tutela della salute) saranno come beni di cui le Regioni potranno disporre a seconda del reddito dei loro residenti. Il Sud, già fortemente penalizzato, verrà annientato!!! Per impedire a questi signori di scappare col malloppo occorre che molti siano informati, e il miglior modo è cominciare a leggere questo prezioso instant-book del professore Gianfranco Viesti pubblicato da Laterza e scaricabile gratuitamente.