Separiamoci, il nuovo libro di Marco Esposito

Per Marco Esposito è possibile raccontare l’ultimo ventennio delle vicende italiane come quello di una azienda furbetta, una di quelle che, portata al disastro dal suo management, ricorre al modello della “bad company”: un ramo, presentabile nei salotti buoni, con servizi sociali ed infrastrutture di livello; ed una “bad Italy” in perdita, sulla quale concentrare tagli e costi sociali. Inutile dire quale parte dello stivale abbia interpretato il ruolo del cattivo. Non è tuttavia questa l’immagine che ne ha la gran parte degli italiani, abituati da troppo a guardarsi da un punto d’osservazione eccentrico. Un punto che si trova a 50 chilometri dalla Svizzera e a 1.250 chilometri dalla Sicilia. Milano, con i suoi giornali, le sue case editrici, le sue televisioni, “…racconta ogni giorno l’Italia con occhio indulgente verso i propri difetti e pronta a scattare scandalizzata quando qualcosa di poco edificante accade a Napoli”.

Quanto raccontato nella prima parte del libro di Esposito, Separiamoci (ed. Magenes – 165 pag. – 12 euro), è la disamina delle numerosissime ragioni per le quali “‘n ommo ‘e conseguenza” (chi cioè, permanendo le ragioni, è capace di comportamenti conseguenti) prende in seria considerazione l’eventualità di un ritorno all’indipendenza del Sud. Un viaggio amaro che fa tappa nello smantellamento del sistema bancario meridionale; nel saccheggio dei fondi per le aree sottoutilizzate; nel finanziamento (con i soldi di tutti) del solo agroalimentare padano; tra i tranelli della prossima Expo 2015; in mezzo al discriminatorio sistema assicurativo italiano. Il viaggio è lungo, le tappe più di quelle della Via Crucis.

La seconda parte è ragionevole conseguenza: “Separiamoci. Limitando i litigi, se possibile. Raffreddando i rancori. Ma separiamoci, perché quando l’insofferenza prende il posto dei progetti è meglio troncare il rapporto”. L’esortazione a darsi da fare di fronte alla profonda frattura nella casa (ora) comune e di fronte all’ingiuria, è affascinante e al contempo concreta, come lo è l’autore, da sempre in prima linea per il Sud. Lo è stato da giornalista economico sulle pagine di Milano Finanza, Voce, Messaggero, Repubblica e Mattino, da scrittore di testi sulle fregature del federalismo in salsa verde; lo è oggi da assessore al Commercio e alle Attività produttive del comune di Napoli. Una concretezza, evidente in tutti i passaggi giuridici individuati, che deriva dalla conoscenza profonda delle materie economiche, del congegno pubblico, del tessuto sociale nel quale si muove, del nuovo popolo meridionale che, grazie a “Separiamoci”, può ora briganteggiare con rinnovato vigore, per la Mediterranea che vorrà.