Non rassegna-ti

L’accessibilità ai contenuti dell’enorme patrimonio di informazioni detenuto dagli enti pubblici è un valore prezioso. Uno strumento trasparente di democrazia diretta; la possibilità per i cittadini di conoscere, capire e partecipare.

È per questo che il 15 marzo scorso, all’insediamento della nuova Camera dei Deputati, non si poteva essere felici nel constatare l’oscuramento della storica rassegna stampa.

Tutto nasce da una lettera del 16 marzo 2012 della Federazione degli editori che chiedeva agli Uffici Stampa delle pubbliche amministrazioni, la sospensione della pubblicazione di rassegne stampa sul web, pretestuosamente opponendo il rispetto del diritto d’autore e ridicolmente sperando di arginare così il calo delle vendite dei quotidiani cartacei. Da allora, servilmente uno dopo l’altro, pressoché ogni ente pubblico si è adeguato occultando al cittadino comune, un servizio che però continua ad essere realizzato a vantaggio di pochi, ma pagato da tutti gli altri che invece non ne godono.

Nel caso della rassegna stampa della Camera dei Deputati il boccone è ancora più amaro, considerato che ha rappresentato una eccellenza nel campo: sulla rete dal 1996 per volontà dell’allora Presidente Violante, con un archivio di tutto rispetto e facilmente consultabile; raccolte tematiche di articoli su argomenti di rilievo, ed in più “idee” e “ritagli” da pubblicazioni molto poco diffuse. Un boccone ancora più amaro perché la censura viene da una istituzione che da più parti si vuole come una “casa di vetro”; una casa in cui ri-siedono tanti nuovi aventi diritto alla mazzetta (di giornali, occorre specificarlo) quotidiana, che in più decideranno l’ammontare dei finanziamenti all’editoria. È anche da questo non-luogo che sono state adottate tante di quelle decisioni che ci fanno sprofondare nelle classifiche di Reporters sans frontières sulla libertà di stampa, e addirittura additare da Freedom House quale unico stato dell’Unione Europea “partly free”, libero solo parzialmente.

Tante soluzioni intermedie sarebbero potute essere adottate, ad esempio rendere disponibile agli utenti i contenuti della rassegna solo dal giorno successivo. Un buon compromesso, anche per gli editori, perché per dirla alla Pintor, già a mezzogiorno un giornale è buono solo ad avvolgere le patate.