La civiltà della paura – Aldo Fucile

Chissà perché del suo celebre quadro “L’Urlo”, Edvard Munch ne realizzò quattro versioni; chissà perché Aldo Fucile lo ha scelto per la copertina del suo libro “La civiltà della paura” (ilmiolibro.it, 100pag. € 9,50). Può darsi che quell’urlo afasico sia la rappresentazione figurativa di una voce che ha da dire qualcosa, e che invece si perde nel chiasso di chi non ha nulla da dire; od anche la voce di una umanità che né riesce a farsi sentire né si sente essa stessa tale.

Nell’agile trattato su uomo e società, Aldo Fucile indaga molti luoghi del nostro vivere, tracciandone una mappa nella quale ricorre evidente il “conflitto esistenziale” tra il bisogno di certezze e l’aspirazione alla libertà. Tanto più ci si rifugia in una visione “conforme” della vita, per mettersi al sicuro dalle proprie paure, tanto più il mondo disponibile si restringe, e si riducono nel contempo le possibilità di condividerlo con chi, sempre più marcatamente, viene percepito come “altro, diverso, inferiore”.

La libertà è pertanto una conquista, costruita sul coraggio della volontà di fuggire le richieste al conformismo, che quotidianamente e in ogni ambito, ci sottopone questa civiltà. Esattamente il contrario della fragile impressione di superare le differenze in un indistinto ballo col Pulcino Pio, stretti negli stessi Jeans, a un tavolo di McDonald’s, a Napoli come a Milano oppure a Caracas: ci si incontra in superficie e si resta separati nel profondo; si fanno le stesse cose rimanendo diversi, al posto di fare convintamene ognuno le proprie, nella comprensione di quelle altrui.

Un bel libro che indica (attraverso l’analisi di numerosi aspetti del nostro quotidiano) un orizzonte ed un cammino verso un costruirsi al di fuori di rassicuranti garanzie. Un “nascere a sé stessi” e a sperimentare, fosse anche per un solo attimo, l’esperienza di vivere “senza intenzione” tanto da far vacillare tutto il fasullo …e un po’ noi stessi.