Furto ai Girolamini

Aperta al pubblico dal 1586, quella dei Girolamini è una delle biblioteche più ricche ed importanti del Mondo, di certo la più antica di Napoli con le sue quattro sale settecentesche che custodiscono 160.000 preziosissimi volumi.

Un inestimabile patrimonio letterario da troppo tempo mortificato dallo scarso interesse che questo paese riserva ai beni culturali. Prova ne sono le vicende di questi giorni che ruotano attorno alla figura del direttore della biblioteca, Marino Massimo De Caro, scelto come consigliere dall’allora ministro dei Beni Culturali Giancarlo Galan e confermato nell’incarico dall’attuale ministro Lorenzo Ornaghi. A suo agio nel sottobosco della politica, il trentanovenne De Caro ha ricoperto agevolmente il ruolo di mediatore nell’affare di una partita di petrolio venezuelano che vide clamorosamente allearsi berlusconiani e dalemiani. Per una storia di ricettazione di testi rari, più procure hanno indagato su di lui, pervenendo infine all’archiviazione solo perché i volumi non furono fisicamente rinvenuti, neanche nella sua libreria antiquaria di Verona. Si fa chiamare dottore ma non risulta laureato, …è insomma un intrallazzista quello che, a dispetto d’un appello firmato da centinaia di intellettuali che non gli riconoscono la benché minima competenza, e delle ripetute denunce per la mancata osservazione di regole basilari da parte di due onesti bibliotecari, Mariarosa e Piergianni Berardi, il ministro Ornaghi si ostinava a volere al suo fianco, non rimuovendolo neanche quando erano già emerse sue gravi responsabilità. Le indagini dei carabinieri documentano un impressionante saccheggio attuato perlopiù nelle ore notturne ed hanno fatto scattare le manette per il direttore e per quattro suoi fiduciari giacché, in un deposito di sua proprietà, a Villafranca di Verona, sono stati ritrovati scatoloni con migliaia di libri, 257 dei quali trafugati con certezza dalla Girolamini. Affidare la biblioteca in cui andava a studiare Giovan Battista Vico alle cure di uno come De Caro è stato come mettere Nerone a capo dei Vigili del Fuoco, oppure un piromane a capo della Guardia Forestale, dicono in tanti.

Sarebbe bello che qualcuno (magari Ornaghi) sentisse almeno il bisogno di chiedere scusa; sarebbe bello che i procuratori aggiunti, Alessandro Pennasilico e Giovanni Melillo, si astenessero dal teorizzare (come invece hanno fatto) “un’insensibilità dei napoletani all’adeguata tutela delle ricchezze culturali”; perché a nessuno verrebbe mai in mente, nel caso che un napoletano rubasse libri preziosi a Verona, di accusare i veronesi di scarsa sensibilità culturale. È ovunque un abominio dare la colpa al derubato, …anche a Sud.