Raggiro d’Italia

Gira, rigira e gira ancora, la storia è sempre quella. Come d’abitudine il mese di maggio ci riproporrà, un po’ più intorbidato dalle vergogne doping, il Giro d’Italia in bicicletta, e più che un evento sportivo sarà una macchina che muoverà una carovana di migliaia di sportivi, giornalisti, medici, tecnici al servizio di un pezzo di economia. Albergatori e ristoratori delle località interessate dalle tappe registreranno il tutto esaurito, molte delle strade che fanno parte del percorso sono già state risistemate, alcune città godranno di un supplemento di makeup e la copertura televisiva sarà uno strumento formidabile per promuovere, celebrandole turisticamente, le bellezze che per la via s’incontreranno.

Quello che di questa giostra sembra invece girare al contrario è la scelta del tracciato: delle 21 frazioni soltanto una, quella che si concluderà a Lago Laceno il 13 maggio, sarà ospitata al Sud. C’è la Valle d’Aosta, il Piemonte, la Liguria, la Lombardia, l’Emilia Romagna, tanto Veneto e tanto Trentino, ci sono inoltre tutte le cinque regioni centrali, ed anche tre tappe in Danimarca, il Sud invece no.

Può chiamarsi “d’Italia” un evento che ne esclude una parte rilevante? e può esserne escluso proprio quel pezzo al quale il nome “Italia” appartiene? Italia è inizialmente riferito alla parte meridionale della Calabria, vale a dire dall’Aspromonte alle Serre (l’odierna provincia di Reggio e parte delle province di Vibo Valentia e di Catanzaro).

Quello che è certo è che il Giro d’Italia (marcato dal simbolo leghista del sole delle alpi che di anno in anno è sempre più presente), senza il mezzogiorno sarà meno bello e sarà un ulteriore strumento per affermare il predominio nordico. La stessa supremazia che a settembre sarà ribadita col Giro della Padania, la corsa ciclistica della Lega indecorosamente approvata dalla Federazione Ciclistica e oscenamente sponsorizzata da numerose cooperative rosse emiliane e soprattutto dall’Alitalia, a dispetto dei ripetuti salvataggi con soldi pubblici e sacrifici di molti suoi ex lavoratori, anche meridionali. Sarebbe una contraddizione per un meridionale appassionato di ciclismo comprare il quotidiano milanese che organizza la gara, meglio un giro in bicicletta tenendo spento il televisore, che più che giro pare un raggiro.