Con le ali tarpate

Dopo il rastrellamento di banche meridionali messo in pratica negli anni novanta da parte dei grandi Istituti del Nord che ha reso il Sud l’unica delle 81 regioni europee priva di banche di dimensioni medio-grandi, venne annunciato nel 2005 dall’allora ministro Tremonti, in vena di accreditarsi quale possibile futuro premier nazionale, il progetto della Banca del Mezzogiorno. Da subito tenacemente avversato dai portavoce dei cosiddetti “poteri forti”, si marciò in direzione opposta, tanto che il progetto si arenò con l’elezione di Prodi, appena dopo la scelta, altamente simbolica, della nomina a Presidente onorario del Principe Carlo di Borbone delle Due Sicilie. Con il ritorno alla carica ministeriale di Tremonti, l’argomento è di nuovo saltato fuori, e la Finanziaria del 2010 ne ha finalmente fissato i programmi, affidando ad un Comitato promotore il compito di definire le regole di governo della Banca e le sue specifiche funzioni ed attività.

La desertificazione bancaria ha costretto imprese e famiglie meridionali a dover fare i conti con tassi d’interesse molto più alti di quelli praticati al Nord, un accesso al credito meno agevole e la privazione di quei fondi che altrove le ricche fondazioni bancarie impiegano favorendo il miglioramento del contesto socio-culturale. È indubitabile, dunque, che una banca con testa e direzione al Sud, per il Sud bisognoso d’uno sviluppo autopropulsivo, rappresenta un passo fondamentale che è stato infine compiuto.

Il 2 febbraio scorso la Banca del Mezzogiorno ha cominciato ad operare, peccato che abbia però le ali tarpate: dei 7.500 sportelli previsti nel piano originario ne sono stati aperti, negli uffici postali, appena 113 anche se a breve diventeranno 250; l’esperienza bancaria delle Banche di Credito Cooperativo e delle Popolari, cioè i privati, è finora esclusa; le sole due linee di credito mirano al sostegno di investimenti a medio e lungo termine e non prevedono alcuna erogazione per la nascita di nuove imprese come in origine concepito; nel consiglio di amministrazione non c’è neanche un meridionale; al Sud la nuova banca non ha aperto neanche un ufficio e la sua sede legale è a Roma (in via Piemonte per giunta).

Intesa-San Paolo, storica avversaria dell’idea di Istituti di credito con testa al Sud, è ben rappresentata dagli ex Corrado Passera ed Elsa Fornero in questo governo Monti il quale non potendo cancellare la banca meridionale, ne ha di fatto diluito, vanificato, soffocato le ragioni. Il sistema bancario nazionale continuerà a svolgere la sua funzione creditizia (prestiti) guardando alle esigenze settentrionali mentre al Sud continuerà ad espletare la sola funzione di deposito (raccolta): Al massimo si fa finta di fare.