Virtuosi col trucco

Costituzionalmente riconosciuta come diritto fondamentale dell’individuo, la tutela della salute è garantita dal Servizio Sanitario Nazionale che ha carattere universalistico e solidaristico, provvede dunque all’assistenza sanitaria per tutti i cittadini senza distinzioni.

Il settore, in mano alle Regioni dal 1978, mostra invece i segni della sua inadeguatezza e fa risaltare marcate disparità territoriali nella qualità del servizio fornito, lo testimoniano il milione di cittadini meridionali che si spostano al Nord per ricevere cure mediche. Un danno d’immagine, di dignità ma soprattutto un danno economico che grava sul bilancio della Campania per 417 milioni di euro l’anno, e chissà quanto altro alle tasche dei casertani, tra i campani quelli che migrano di più.

La qualità del servizio offerto non è però la sola (e neppure la principale) ragione che determina un esodo così importante, un ruolo lo svolgono i congiunti che per altri motivi sono emigrati e che offrono supporto logistico, ma fondamentale è l’adeguatezza del contesto infrastrutturale che le regioni del Nord sono in grado di offrire (che faccio, lo dico che col sangue e col furto le infrastrutture le hanno fatte solo al Nord ma con i soldi di tutti?).

Non possono trovare giustificazioni sprechi ed inefficienze, intollerabili i viaggi della speranza che negano il diritto sacrosanto d’essere assistito nel luogo di residenza; ma ad ogni modo non si può tacere che la spesa sanitaria pro-capite dello Stato per la Campania è la più bassa d’Italia, che i posti letto disponibili sono più pochi che in qualsiasi altra regione e che di conseguenza la durata della degenza dalle nostre parti è (deve essere) cortissima.

Il cittadino campano vanta anche il record italiano in negativo di speranza di vita alla nascita, campiamo quasi due anni in meno degli altri (a proposito, non potremmo andare in pensione un po’ prima?), ma tra i criteri dei costi standard della sanità (in base ai quali si ripartiranno i quattrini) questo non conta, e non conteranno le condizioni socio-economiche dei territori, il numero dei familiari, la disoccupazione e nemmeno le reali entità delle patologie per i diversi livelli di età. Un danno per il Sud valutato in cinque miliardi di euro traslati alla disponibilità delle regioni settentrionali ulteriormente favorite, oltre che dalla sopravvalutazione del conguaglio per le migrazioni dei pazienti, dall’unico criterio che si è voluto far contare, quello dell’età degli abitanti: un cittadino anziano costa allo Stato quattro volte in più di un giovane, i primi sono soprattutto al Nord ed i secondi soprattutto al Sud.

Così è facile essere virtuosi, basta truccare le carte, ecco perché vogliono il federalismo e non la secessione, mica scemi. Il Sud borbonico, prima della rapina risorgimentale, virtuoso lo era per davvero se poteva vantare il più alto numero di medici per abitante, la più bassa mortalità infantile e le prime leggi al mondo per la prevenzione sanitaria ed ambientale.