Questione d’onore

Le celebrazioni appena concluse per il 150° anniversario dell’Unità d’Italia hanno avuto quale epicentro la Reggia sabauda di Venaria Reale, la residenza fino a pochi anni fa in grave stato di decadimento, ha goduto dell’attenzione e dei relativi investimenti delle istituzioni, si sono spesi 280 milioni di euro per quello che, non a torto, è stato considerato uno dei più grandi cantieri di restauro europeo avendo interessato oltre che il complesso in sé, l’intero territorio circostante. Opere infrastrutturali, viabilità, recupero dei centri storici, riqualificazione a giardini di terreni abbandonati, …Venaria spende, chapeau!!!

Dalle nostre parti si celebra invece lo scempio d’una Reggia derelitta: la Reggia di Carditello che giorno dopo giorno muore per incuria, per disinteresse, per i saccheggiatori, per i vandali; perché al paesaggio armonioso disegnato da quella enorme opera di bonifica che sono i Regi Lagni è succeduto un reticolo fognario a cielo aperto; perché discariche, legali e illegali, la circondano piegandola alla resa; perché gli attori (tutti pubblici) si palleggiano le responsabilità e non riescono a schiodarsi dalla ragionieristica questione dei debiti che l’uno deve all’altro.

Al centro di una tenuta da 2.000 ettari popolata da una ricca fauna, fu concepita come casina di caccia da Carlo III, in seguito fu trasformata da Ferdinando IV di Borbone in Reggia di campagna, secondo il progetto del vanvitelliano Francesco Collecini, affrescata da Jakob Philipp Hackert e Fedele Fischetti, e decorata con materiali di notevole pregio. Le due parti laterali erano destinate a ricovero di bovini e cavalli di razza pregiata, ed anche a laboratori caseari in cui fu avviata la produzione della rinomata mozzarella. “Reale Delizia” ed anche fattoria che evolveva in piccola comunità industriale poiché s’introdussero nuovi metodi e nuove macchine per la produzione, capaci di suscitare un nuovo moto d’ingegni che andava contagiando anche l’imprenditoria privata. Il tutto in uno spirito che oggi diremmo progressista, vale a dire con l’intelligenza delle condizioni del tempo e con l’aspirazione a migliorarle.

Il ministro dei Beni Culturali Lorenzo Ornaghi che qualche giorno fa ha visitato il sito, ha preso il preciso impegno di restituire a Carditello l’antico splendore. Nella speranza che il tutto non si risolva in una mancetta, è di rilievo quanto scritto sul Corriere della Sera da Gian Antonio Stella: “Mai quanto stavolta, come forma di risarcimento, in occasione dei 150 anni dell’Unità, nei confronti del Mezzogiorno anche qui tradito dai Savoia, lo Stato dovrebbe essere presente …è una questione d’onore”.