Viaggio in Alsazia

È passata di mano tra Francia e Germania diverse volte, la peculiare identità ha rischiato di smarrirsi se le radici non fossero state profonde e accudite dal suo popolo orgoglioso, è per questo che io e mia moglie ritorniamo nell’Alsazia delle cicogne, delle case a graticcio, della choucroute, presenti nel cuore da quando visitammo Strasburgo. Questa volta scendiamo un po’ più a sud fino a Colmar dove svanisce l’Alsazia della capitale d’Europa e si accentua il sapore intimo, caldo adatto agli innamorati.

Lo scultore della statua della libertà (Bartholdi) è di Colmar, una copia della statua si impone su una rotonda in periferia proprio accanto all’hotel che abbiamo scelto e che per questo ci sembra meno anonimo. Le campagne sono innevate e perlopiù coltivate a vite, i vini alsaziani sono eccellenti (il riesling ce lo conferma) questo grazie a un microclima che ne fa la città meno umida di Francia, chi l’avrebbe mai detto.

Colmar in questa stagione è magnifica, il periodo dell’avvento (quello dei calendari da spuntare mangiando un dolcetto al giorno, in attesa di Père Fouettard) è atteso, le tradizioni rispettate, le feste più sentite che altrove, tutta la cittadina coinvolta in una gara ad addobbare vetrine, balconi e finestre, e tanti marchés de Noël ricchi dei prodotti degli artigiani, inevitabile che lo spirito si elevi e che Babbo Natale qui ci sia davvero. Passeggiare è farsi tentare dai biscotti aromatizzati, dai pains d’épices, dallo strumtollen e dal vin chaud con arancio e cannella, autentico sollievo in questo freddo alsaziano. Fermarsi significa entrare in ristoranti che all’esterno promettono e all’interno mantengono la promessa di coccolarti dolcemente con gentilezza, calore, profumi e sapori dell’Alsazia.

Seguendo le indicazioni di simpatici tipi del posto, ci siamo fatti incantare dagli altri Pays des Étoiles de Noël. Ribovillé l’abbiamo vista ancora sonnecchiante, mentre venivano aperti i primi banchetti, da venditori vestiti alla maniera medievale. Raccontano che proprio qui i Re Magi, sparita sotto le nuvole la stella cometa, trovarono ospitalità e quale ringraziamento lasciarono in dono un loro dolce dalla forma della montagna di Honeck, il celebre Kougelhopf che in una pasticceria artigianale e familiare diventa la nostra golosa colazione. Siamo felici a Riquewihr, compiaciuti di non essere altrove, un paesetto medievale ben conservato, a partire dal Dolder, campanile simbolo della città, alle casette vivacemente colorate che qui fanno da cornice a venditori particolarmente generosi, ci colpiscono pagnotte di pane lunghe circa tre metri che vengono affettate, guarnite e riscaldate. Le ritroviamo a Kaysersberg, compriamo quelle con sopra anche il munster, un saporito formaggio locale, sembrano bruschette ma la consistenza del pane e il sapore del condimento ne fanno una leccornia …ma guarda un po’, conosco la leggenda del lontano Kougelhopf e non riesco a ricordare nulla del panettone, sarà che quest’ultimo è solo colonizzazione?