Giù al sud

Sull’onda del successo di Terroni (il libro di saggistica più venduto nel 2010) molti hanno tentato di arruolarlo al grido di “Pino Presidente”, e lui si schernisce: “la prospettiva è imbarazzante, visto che la sigla (P.P.) parrebbe la pubblicità di un diuretico”. Pino Aprile aspira a restare giornalista, sebbene ciò lo abbia costretto a rinunciare (temporaneamente) alla sua passione per la vela e ad accettare la “strapazzata” di oltre trecento inviti (su 1600 arrivati) in un anno.

La strapazzata è un lungo convoglio come quello che ha simbolicamente rappresentato nel 1992 il “Viaggio nel sud” che Pino Aprile affrontò con Sergio Zavoli e che ora si traduce in un nuovo volume, che già nella copertina suggerisce una direzione che si moltiplica nelle pieghe dei temi trattati: come la seducente  analisi delle conseguenze qualora si rendesse operativo lo Statuto Regionale Siciliano. Una luce accesa nel buio del disinteresse generale che ci racconta cosa succede dove sembra che non stia succedendo nulla, o meglio dove si vorrebbe non succedesse nulla.

Parlano ciascuno per sé i 52 capitoli di Giù al sud (ed. Piemme, pag.478, euro 19,50), non si è ricorso a nessun artificio che li rendesse parti di un’unica narrazione, così ne emergono con maggiore evidenza la profondità e l’unicità del valore d’ognuno. È così che ci ricordiamo del Berardo Viola di Fontamara e riusciamo poi quasi a sentire il profumo del bergamotto che ri-diventa il profumo delle idee, come quella del restare o del rincasare, insomma la “Restanza”, per migliorare la propria condizione, migliorando quella della propria terra. Storie del sud, dalla parte del sud, che dovrebbero appartenere alle storie d’Italia …ma mica è mafia, mica è munnezza.

E allora, raccontando della Gelmini che cancella dall’insegnamento nei licei gli scrittori e i poeti meridionali; di quanto sia equo e solidale il “fregalismo fiscale” in salsa padana; di quale treno a Matera prima o poi arriverà; la testimonianza “in presa diretta” del rumore di fondo che accompagna qualcosa che nasce (principalmente dall’amarezza della scoperta della propria storia), agisce nel connettere voci piccole e sparse destinate a diventare popolo in marcia, quello che salverà l’Italia? È il solo che ha interesse a farlo, e a chi mirando al risultato ne misura la difficoltà occorre ricordare che tutte le cose nascono piccole e, nella gran parte dei casi, chi comincia, sa solo di cominciare. Non sono strade agevoli quelle del sud per il sud, magari mulopedonali, ma sempre più frequentate.