L’acqua del sud non si vede, cuore non duole

Mite fino a sembrare stupida, inoffensiva, “babba”. Questo il giudizio nel malevolo nomignolo che la provincia di Messina si porta dietro, una provincia di passaggio, apparentemente senza spina dorsale, senza nulla da raccontare, eppure tra moti e terremoti Messina, ultimo presidio siciliano ad arrendersi ai garibaldini, ha sempre saputo trasmettere ai suoi abitanti il coraggio e la fierezza dell’appartenenza, la storia ne è testimone. Oggi però non mi và, sono nato a Barcellona Pozzo di Gotto, ferita, e ferito mi sento dal rilievo “disuguale” che i media nazionali hanno dedicato all’alluvione che ha colpito la città del Longano.

È sufficiente comparare le prime pagine che i giornali hanno dedicato alle inondazioni della Liguria e della Toscana e i pochi titoli per le alluvioni siculo-calabresi; notare il giusto, sacrosanto rilievo per il dramma delle Cinque Terre e annotare il malcelato fastidio col quale le televisioni hanno parlato della sofferenza del messinese, risolvendosi solo tardivamente a far partire le poche raccolte di fondi, magari a seguito di una ripetuta protesta. Taciuti per altre latitudini, non sono mancati i soliti rimbrotti per gli abusi edilizi, fino ad interrogarsi (Francesco Merlo in un video di Repubblica) se quello della Lega Nord sia un giudizio o un pregiudizio.

L’indifferenza della grande informazione ricorda molto il trattamento riservato agli alluvionati di Giampilieri dice l’europarlamentare Sonia Alfano, il disastro a sud “non scalda il cuore” (ricordate, lo scrissero su Libero). Oggi però la gente del sud ne è più consapevole, basta farsi un giro su Facebook o su Twitter per cogliere la dimensione dell’amarezza, come quella della band salentina Sud Sound System che constata: “l’acqua del sud non si vede, cuore non duole”; oppure dell’indignazione, della collera che fa urlare “Antudo!”, che sta per Animus Tuus Dominus: il coraggio è il tuo signore, era il motto dei Vespri siciliani.