Vagonate di miliardi

Parlare di Sud in maniera “non conforme”, significa conoscere quanto è radicata ovunque, la certezza che un flusso continuo di denari si sposta, unidirezionalmente, lungo la direttrice Nord-Sud dello stivale. Tenaci sono gli inviti all’autocritica per le “vagonate di miliardi” che a Sud si sprecano, e raramente manca un riferimento allo sperpero che s’è fatto con la Cassa per il Mezzogiorno. Pare che della ricostruzione postbellica, nel quale la Cassa si inserisce, un difetto di memoria impedisca di ricordare alcune cose, a mio avviso, rilevanti.

La fine della seconda guerra mondiale ci consegnò un meridione, largamente più disastrato rispetto al Centro-nord, e l’opera di ricostruzione, da queste parti avrebbe richiesto un’azione tempestiva e certamente impegnativa per il governo. Si preferì rimettere in moto il settentrione, convogliando su quel territorio tutte le risorse (del Nord e del Sud) per far ripartire il paese. Industrie unicamente settentrionali ricevettero per rinnovarsi ed ampliarsi “vagonate di miliardi”, e se qualche spicciolo varcò il Garigliano, si volle sottolineare che si trattava della “mano che le regioni più progredite, con spirito di solidarietà, offrivano al Mezzogiorno”.

In realtà questa “solidarietà”, rientrava in un programma che aveva come presupposto il Piano Marshall, ed erano denari dei contribuenti americani (non padani). Risorse ancora americane (non padane) furono quelle che permisero il varo della Cassa e, in una prima fase, americano fu anche il controllo sull’impiego dei fondi. Questo potrebbe spiegare il perché inizialmente Sud e Nord, insieme, ne trassero benefici significativi.

Lasciata la gestione in mano italiana, la storia ci racconta della stagione degli incentivi, dei finanziamenti a fondo perduto, delle agevolazioni; in questa fase il Centro-nord intercettò il 70% di quanto stanziato (ma non era per il Mezzogiorno?). Gli obiettivi furono miseramente mancati tanto che, mentre a Nord cresceva l’occupazione, a Sud cresceva l’emigrazione. Altre fasi diranno di cattedrali nel deserto, di fabbriche aperte e subito chiuse, di assistenzialismo, ma sempre è riscontrabile che nelle scelte sono prevalsi, con pervicacia, gli interessi delle regioni più progredite.

Le stesse regioni che all’occorrenza diventavano “depresse” per utilizzare il bancomat della Cassa, quelle dove si facevano per via ordinaria, con risorse maggiori e in silenzio le cose che a Sud, erano presentate come straordinarie, “in più”, …si aggiungevano in realtà al nulla, perché nulla avanzava dal banchetto padano.

Fatti i conti, la Cassa ha erogato mediamente 3,5 miliardi di euro l’anno, mezzo punto di PIL. “Vagonate di miliardi”? Spiccioli! se prima non diciamo dove è stato speso il restante 99,5 per cento, e se La Germania Ovest in soli vent’anni ha speso cinquanta volte di più per ridurre il gap con la Germania Est. Il modello non è mai cambiato: a Nord si investe il grosso e, con quello che resta, s’indennizza il Sud per i mancati investimenti.