Il caprone espiatorio

Nel dar conto della nuova banca dati che l’Agenzia delle Entrate utilizzerà in funzione antievasione, DbGeo, il Corriere della Sera ha pensato di sparare in un titolone che il tasso di evasione a Caserta e Messina ha raggiunto la stratosferica cifra del 65%. Naturalmente la notizia è in seguito rimbalzata su tanti altri giornali che si sono esercitati nel raffigurare il solito sud, questa volta evasore.

C’è da dire che incomprensibilmente lo studio non è consultabile sul sito dell’Agenzia delle entrate e risulta pertanto difficile capire quali indicatori statistici e quale metodo si è seguito per arrivare a tale conclusione.

Robusti anticorpi mi fanno diffidare da questa rappresentazione per la quale c’è sempre un sud colpevole di tutto, e mi muovono a fare considerazioni differenti.

Che il dato del 65% fosse palesemente falso lo si apprende già dalle prime righe dell’articolo stesso, allorquando si precisa che sono esclusi i redditi che non si possono evadere, in pratica quelli da lavoro dipendente, guarda caso la componente che al sud più che altrove contribuisce alla formazione del PIL.

Discutibile anche parlare di “tasso d’evasione”, una percentuale che poco aiuta a comprendere la diffusione del problema; maggiormente significativo sarebbe stato conoscere il valore assoluto dell’evasione, cioè quanti denari mancano all’appello e chi li fa mancare.

Una recente indagine dell’associazione dei contribuenti italiani, anche se poco pubblicizzata, delinea con maggiore chiarezza quale è la dimensione del fenomeno e spiega che tra evasione, elusione e frodi fiscali i soldi che mancano annualmente all’erario sono 179 miliardi di euro. Una responsabilità che vede gli industriali, i bancari e gli assicurativi come maggiori indiziati. Ma che soprattutto a livello territoriale imputa al nord la fetta più grande che è pari al 54,9 per cento; il centro al 23,2 e il sud al 21,9.

Che la situazione fosse così poco allegra lo intuivamo dalle speciali classifiche che anno dopo anno ci confermano stabilmente al primo posto in Europa per infedeltà fiscale; dalle indagini della finanza che, ad esempio, ci hanno parlato delle incredibili collusioni tra funzionari pubblici, politici, imprenditori e faccendieri nell’operazione “Dirty leather” nel vicentino; delle cento aziende nel cremonese coinvolte in una maxi-evasione da 200 milioni.

E come non ricordare i 7000 correntisti (4500 della Lombardia) della lista Falciani, che hanno trasferito capitali in Svizzera e sospettati di evasione fiscale?

Poco da rallegrarsi dicevo, e in un sistema fiscale così “difficile”, in tempi di “scudi fiscali, c’è da giurare che se al sud si evade di meno è perché meno si può.

Ma additare tout court Caserta, Messina e tutto il sud, dimostra tutta intera l’alterigia del caprone.