Chi controlla il controllore?

Sono ormai tanti anni che il ministro Tremonti parla di una Banca del Sud, le malelingue giurano che voglia attenuare l’immagine del padano integralista per potersi spendere come futuro premier. Fatto sta che il sud Italia è l’unica macroregione europea priva di banche.

Non è però inutile ricordare che in tempi non lontanissimi il sud ha avuto due istituti di credito industriale: l’Isveimer e l’Irfis e si sono rivelati due fallimenti non avendo fatto da punto di riferimento per l’industria meridionale. Ed anche che il Banco di Napoli nel 1997 fu messo all’asta, perché i suoi crediti furono ritenuti esigibili al 50% dall’allora ministro del Tesoro Carlo Azelio Ciampi. Una valutazione errata che divenne una opportunità per “poteri forti” e gruppi finanziari del nord. A un decennio di distanza quei crediti furono recuperati al 93%, ma la banca era ormai stata svenduta alla Bnl e poi rivenduta al Sanpaolo.

Il punto è che il credito all’industria non è solo opera delle banche, senza un forte intervento statale che considera prioritari certi obiettivi, qualsiasi esperimento di questo tipo è destinato a non creare sviluppo e a diventare il solito “carrozzone” che genera posti di non lavoro. In questo caso l’intervento statale è minimo e l’operazione si riduce a poco più di una esortazione ai privati a fare “più banca” …e ci voleva Tremonti.

Lasciamo stare il fatto che il Banco di Napoli al momento dell’unità era la terza banca europea con 200 milioni di depositi. Trascuriamo che si permise alle Casse di Deposito del nord di aprire sportelli al sud, mentre la stessa cosa al nord si impedì al Banco di Napoli. Sorvoliamo sulla convertibilità a senso unico: a Napoli davi carta e ricevevi oro, mentre a Torino ci si poteva tenere i lingotti e pigliare pure quelli di Napoli.

Ma sentire il ministro Calderoli pretendere di entrare nel consiglio d’amministrazione della costituenda Banca del Sud, per controllare che non si facciano porcherie, è veramente spassoso: ricordate la Credieuronord? La vicenda della banca voluta dalla Lega, per la quale si raccolsero sottoscrizioni in ogni occasione, impegnò a fondo il vertice del partito e rappresenta esemplarmente la maestria dei vari Calderoli.

I disastrosi bilanci dei primi anni, costrinsero prima alla vendita di una parte del patrimonio immobiliare della Lega, poi a cercare “amicizie potenti”. Fu così che Fiorani e i “furbetti del quartierino” diventarono l’ancora di salvataggio per la banca padana. Fu così che il governatore di Bankitalia Antonio Fazio ritenuto il nemico dei risparmiatori perché aveva coperto i crac Cirio e Parmalat, diventò d’incanto l’amico. È così che, in qualche modo, ci ritroviamo oggi a risarcire gli ingenui sottoscrittori …non facendogli pagare le multe per il latte. E io pago!