Dalle ferrovie …dimenticati

Lo stipendio annuo di Mauro Moretti è pari a 690.000 euro, poi ce ne sono altri 190.000 che gli vengono dati “solo se fa bene il suo lavoro”. Un compenso così alto induce ad immaginare un lavoro gravoso, con enormi responsabilità, che so, l’Amministratore Delegato delle Ferrovie dello Stato (dello Stato?). Invece no, il compenso è stato calcolato in base alla faccia tosta che occorre avere per dire: “Io investo i soldi dove rendono, al centro-nord” (tacendo che quei soldi li prende sia dal sud che dal nord), oppure “abbiamo razionalizzato tagliando i rami secchi” (quegli stessi che lui ha fatto seccare).

Nominato nel 2006 al vertice del gruppo FS dall’allora governo di Romano Prodi e confermato dall’attuale governo, svolge la funzione di parafulmine a protezione dei vari ministri dei trasporti che si succedono, avallando anno dopo anno il sempre più insolente disimpegno economico delle ferrovie verso le regioni meridionali.

Gli investimenti sono concentrati al nord per l’Alta Velocità e per ridurre di mezz’ora il tempo sul Roma-Milano, al sud si limitano ad eliminare cinque o sei passaggi a livello.

È esclusivamente al sud che dal nuovo orario sono stati soppressi numerosi collegamenti, e sempre dalle nostre parti che si fanno viaggiare le ormai fatiscenti carrozze dismesse al nord. A sud bisogna accontentarsi di una rete poco elettrificata e troppo spesso a binario unico, occorre abituarsi alla lentezza, ai ritardi, al sovraffollamento e al fatto che talora per “razionalizzare” si decide di eliminare anche la carrozza ristorante.

Per quantificare il ritardo infrastrutturale del sud in fatto di ferrovie, la Svimez (la prestigiosa associazione che dal 1946 analizza l’economia del mezzogiorno) ha concepito un “indice sintetico di rete”: fatto cento il valore relativo a tutta l’Italia, le regioni del nord si attestano sul valore medio di 130, quelle del sud fanno registrare invece un misero 68. Per il sud significa la metà del nord, metà dei treni, metà dei posti a sedere, metà delle biglietterie, metà dei controlli di sicurezza, metà manutenzione, metà metà metà …ma biglietto intero.

In un simile panorama chi si stupisce che a prendere il Catania-Palermo (sei ore per 190 Km) siano rimasti in pochi?

E chi non ripensa al nostro antico primato della prima ferrovia d’Italia, la Napoli-Portici del 1839 costruita in un solo anno? In un solo mese di attività 85.000 persone percorsero quella tratta, poi prolungata da Capua a Sarno (l’amministrazione borbonica saggiamente però favorirà il trasporto marittimo). Legata alla ferrovia, c’era a Pietrarsa la prima fabbrica metalmeccanica d’Italia con 1050 operai che costruivano locomotive e rotaie, ad unificazione avvenuta, si fecero mancare a Pietrarsa le commesse statali e si favorì l’Ansaldo di Genova. Alle proteste degli operai che disperatamente difendevano il loro lavoro risposero i bersaglieri, spararono e lasciarono sul campo quattro cadaveri, i primi martiri della storia operaia, …dimenticati.