Folklore

Ignorare il razzismo significa accettarlo, e in linea con questo slogan del FARE (Football Against Racism in Europe), già nel 2005 il calciatore di colore Marco André Zoro, all’ennesimo “buuh” razzista dei tifosi dell’Inter reagisce platealmente prendendo il pallone sottobraccio e dirigendosi verso gli spogliatoi, dando una lezione di civiltà alla nostra piccola Italia.

Quest’anno è stata sospesa la partita Cagliari-Inter per i “buuh” rivolti ad Eto’o, alla ripresa del gioco i tifosi cagliaritani intonano “noi non siamo napoletani”.

Che c’entravano i Napoletani?, niente, ma i frequentatori degli stadi sanno che la hit-parade dei cori da stadio da trenta anni a questa parte è monopolizzata da “Vesuvio, lavali col fuoco”, “Senti che puzza…voi col sapone non vi siete mai lavati”, “Napoletani colerosi”, “Napoli merda”, “Odio Napoli”, ai quali si è recentemente aggiunto “Avete solo i rifiuti”.

Nel 2007 il presidente dell’Inter Moratti e l’allora allenatore Mancini, derubricarono a semplici sfottò gli striscioni e i cori razzisti indirizzati …(indovinate a chi), per loro quello verso i neri (quelli dell’Inter) è razzismo, quello contro i napoletani è…folklore, è legalizzato.

“Folklore” che ha varcato anche i confini nazionali, all’”Anfield Road” in Europa League si sono visti i risultati della collaborazione tra i sostenitori dell’Inter e quelli del Liverpool che hanno accolto i Napoletani con striscioni in italiano “usate acqua e sapone”, “Napoli merda”. Per la stessa competizione i dirigenti dello Steaua Bucarest, hanno invitato i loro tifosi a non recarsi a Napoli, secondo loro città razzista, inospitale e pericolosa.

Il fenomeno “calcio” in Italia ha grosse proporzioni che coinvolgono interessi economici, emotivi e politici, ed è irresponsabile sottacerne le deviazioni. E mentre Maroni si balocca tra tornelli e tessere del tifoso, il senatore Gentile denuncia l’inerzia dei vertici del calcio che offende i milioni di meridionali sparsi nel mondo, Angelo Forgione (visitate il suo meraviglioso blog su internet) si appella a Capitan Cannavaro affinché segnali al direttore di gara gli episodi anti-napoletani chiedendo la sospensione della gara, e al San Paolo compaiono le prime bandiere delle Due Sicilie, emblema di una inedita consapevolezza di popolo.

In 106 campionati di calcio solo 2 sono andati ad una squadra del Sud (3 se si considera tale Cagliari), sono numeri che evidenziano la dualità del paese, un gap inesistente fino al 1860 senza il quale i risultati (certamente diversi) non avrebbero convinto tanti meridionali a fare il tifo per le squadre del nord.

Se sei convinto di essere perdente, troverai sempre un vincente che te lo conferma, accusandoti deridendoti e insultandoti, alla fine ti ci abitui …è folklore!