O mia bella madu’ndrina

Tanti “pensatori” meridionali quando timidamente provano a denunciare il neo-antimeridionalismo padano, colti da senso di minorità, hanno l’abitudine di mitigare la denuncia offrendo come contraltare un Sud colpevole di qualcosa. La colpa più ricordata è senza dubbio il nostro “tasso di mafiosità”, la nostra propensione al delitto, dimenticano che simili fenomeni, non potendo essere un fatto genetico (se non si è convintamente razzisti), hanno necessariamente origini storiche.

Libri come “Ndrangheta padana”, “O mia bella madu’ndrina” e “Metastasi”, fotografano la situazione attuale e denunciano la corruzione della società settentrionale, e quanto sia fondamentale per le mafie, avere sempre disponibile la “lavanderia del Nord” per pulire i soldi sporchi rastrellati al Sud.

Il procuratore aggiunto Ilda Boccassini (quella di Mani Pulite), ha lanciato l’allarme sull’omertà degli imprenditori milanesi, che a differenza dei colleghi palermitani, non denunciano, anzi preferiscono la collusione per motivi di affari. Eppure l’omertoso è il siciliano, non è vero Sciur Brambilla?

Ma bisogna spingersi a 150 anni fa, per comprendere l’essenza della criminalità come la conosciamo oggi, ed individuare il momento in cui mafia e camorra diventano funzionali, talvolta sovrapponendovisi, al potere amministrativo e politico.

Fino al 1860 infatti la malavita delle nostre regioni non era diversa da quella che si registrava in gran parte dei Paesi europei di quegli anni dal Piemonte all’Inghilterra, ed era fortemente repressa dalle istituzioni, i poliziotti borbonici venivano definiti “i feroci” dai camorristi.

Dopo quella data, “per fare l’Italia”, Garibaldi strinse un sodalizio con i picciotti siciliani, e Francesco Crispi arruola criminali di ogni sorta ai quali insegna come confezionare bombe rudimentali. A Napoli per garantire l’ordine pubblico i piemontesi si rivolgono alla camorra, Tore’e Criscienzo e la Sangiovannara, capi della camorra, riceveranno la pensione dal governo italiano per “meriti patriottici”. Questa istituzionalizzazione della malavita, ne favorì una rapida e generalizzata diffusione poiché aderendovi, si potevano ricoprire incarichi amministrativi e godere di larga immunità. La violenza e i soprusi esercitati non si rivolgevano mai contro le istituzioni, ma a protezione e con la complicità, di esse.

Nel nuovo stato unitario i “fratelli” padani ci regalarono la loro più fidata partner in affari, con un acronimo ora la chiamano MaNdraCa, perché dovrebbero tradirla?