Lo Stato? ’Nu poco ‘e pacienza, porta ritardo

Dell’emergenza rifiuti del 2008, ricordo che si fece un gran parlare di raccolta differenziata, perfino Pino Daniele, ex lazzaro felice, non so da quale palco, rimproverava i napoletani di scarso senso civico. Parole che facevano il paio con i tanti che, sui media, avevano qualcosa da insegnare, rimproverare, biasimare.

La geografia di quella emergenza che ci portava da Giugliano a Pianura a Chiaiano si è arricchita di Terzigno, ed oggi come allora non mancano le critiche a quella gente che: oddio!!! che inciviltà, oddio!!!! bruciano il tricolore, oddio!!!! manovrati dalla camorra.

Anche il più ingenuo riconosce che le malavite non amano i riflettori, che in padania il tricolore è quotidianamente vilipeso e che incivile è realizzare discariche nei parchi protetti.

Ma l’incapacità del governo e degli enti locali di risolvere il problema ha bisogno di alibi, non ammettono il fallimento, ed allora costruiscono cliché che delegittimano, agli occhi dei più, la reazione di quei cittadini che hanno visto dimezzare produzione agricola e presenza turistica, che hanno visto disattendere promesse di bonifiche e gestione virtuosa, che hanno visto aumentare il rischio sanitario con l’ottanta per cento in più di malformazioni fetali rispetto alla media nazionale, che hanno visto i dovuti fondi per le “compensazioni ambientali” approdare ad altri lidi.

Come qualsiasi stanziamento di risorse destinate alle regioni meridionali, anche le compensazioni ambientali furono molto annunciate, dovevano servire per quelle cose che altrove, senza annunci, si fanno.

Ed allora cos’è quel tricolore bruciato? Ignoranza messa in piazza senza pudore, come dicono sul Tempo? Sporcizia morale, come dicono sul Giornale? Interessi del malaffare, come dicono su Libero? Ricatto auto assolutorio, come dicono sul Corriere della Sera? Siamo seri, queste cose lasciamole ai leghisti, anche quelli alla Bertolaso che si permette impunemente di dire: “l’eruzione del Vesuvio? …da buon leghista vi dico che non sarebbe quella grande disgrazia”.

La protesta di Terzigno è figlia di un nemico scaltro, che lentamente ti abitua a non avere più nulla, è l’ultimo grido di dolore di un popolo a cui si nega ogni dignità, che merita randellate, un popolo senza Stato, che da 150 anni ancora, ma per poco, lo aspetta.