Ladri di pizze

Nel 1861 il Cav. Sacchi, amico di Cavour, fu inviato da quest’ultimo quale uomo di fiducia a Napoli per conoscere il sistema tributario e finanziario delle Due Sicilie. La relazione che ne seguì, parlava di un apparato meno costoso di quello piemontese, più semplice, ne lodava il servizio di tesoreria, le tante intelligenze, e il fatto che le scienze economiche (altrove oscure) fossero a Napoli un patrimonio comune anche alla classe impiegatizia.

Non tacendo le forti prevenzioni che, prima di accettare l’incarico, aveva nutrito per le “cose meridionali”, il Cav. Sacchi si professò ammirato da un tale sistema “di cui si sarebbe onorato ogni qualunque più illuminato governo”.

Perché allora l’aggettivo “borbonico” è divenuto sinonimo di corrotto, inefficiente, retrogrado?

Perché descrivere il regno delle Due Sicilie come “paradiso abitato da diavoli” servì a giustificare la guerra per la conquista del Sud, servì a placare la reazione internazionale alle indecenze piemontesi, serve tuttora a negare la dignità di un mondo, il nostro.

Le bugie ripetute a lungo sono difficili da rimuovere, diventano quasi verità, e così ci ritroviamo con storici che ancora citano Gladsone (quello che a proposito di carceri borboniche, senza mai esserci stato, parla di “negazione di Dio”); ci ritroviamo con Ferdinando II “re bomba” e Vittorio Emanuele II “re galantuomo”;

ci ritroviamo paesi che si chiamano Margherita di Savoia (Puglia) e Rocca Pia (prima era Rocca Valle Oscura ma il galantuomo proprio lì ricevette notizia della nascita della figlia Maria Pia, e allora…).

Il Capitano Alessandro Romano (nominato capitano dalla principessa Urraca di Borbone), fine conoscitore di vicende meridionali, ha recentemente condotto delle ricerche che riguardano la pizza, ed ha scoperto che Emmanuele Rocco nel 1866 in “Usi e costumi di Napoli e contorni” descrisse in maniera inequivocabile la cosiddetta “margherita”. Sostiene (e non ne dubito) che la pizza margherita venne chiamata così “per la sua originale composizione: le strisce di mozzarella erano disposte dal centro verso l’esterno e una volta fuse richiamavano la forma dei petali di una margherita”.

Appurato quindi come falso anche l’omaggio nel 1889 alla regina Margherita di Savoia, molte pizzerie di Napoli hanno creato la “Margherita Borbonica” soppiantando la margherita filo sabauda. Che bello veder sparire anche quest’altra favola risorgimentale, …ma diranno sempre che i ladri siamo noi.