Né a destra né a sinistra, a Sud.

Un autorevole scrittore meridionalista di lungo corso, Nicola Zitara, tanti anni fa aveva previsto che la rivolta dei meridionali, sarebbe iniziata con il lancio da un cavalcavia della Salerno-Reggio Calabria, di un furgone della Galbani diretto al sud. Denunciava il sistema politico-economico che da 150 anni costringe il mezzogiorno al ruolo di consumatore di prodotti settentrionali.

In effetti anche una rapida ricognizione della dispensa di casa nostra, facilmente ci confermerebbe che è nel nord che è concentrata la maggior parte delle industrie italiane. Il mancato radicamento industriale nel nostro territorio, conseguenza di una carenza infrastrutturale mai colmata e funzionale agli interessi del nord, ha determinato negli anni, l’esodo di milioni di meridionali.

In questa situazione, il federalismo fiscale rappresenterà un ulteriore problema, al danno dell’emigrazione si aggiungerà la beffa di minori risorse disponibili.

Più che scegliere su una scheda tra candidati ugualmente disinteressati verso le istanze del mezzogiorno, occorre votare acquistando prodotti in base alla loro provenienza privilegiando quelle imprese che hanno sede legale e stabilimenti al sud.

Votare in questo modo, significa in primo luogo costringere chiunque voglia venderci merci a venire a farle qui, di conseguenza aiuteremmo i nostri figli a non emigrare più. Significa anche disporre di maggiori risorse regionali, grazie a un accresciuto gettito fiscale, quindi più asili nido, migliore sanità, trasporti più efficienti …servizi. Significa poter sperare in una nuova classe dirigente che sostituisca questa ciurma di ascari.

Ma soprattutto sarebbe il segnale di un popolo attento, forte, fiero, capace di condizionare le scelte che altrove si prendono, un segnale che scardinerebbe lo stereotipo del meridionale cialtrone come dice Tremonti, straccione come dice Bossi, piagnone come dicono tutti.

È nel solco di questa azione civile che si stanno muovendo i tanti gruppi, associazioni, movimenti, promuovendo progetti come “Comprasud” e “La tua spesa a mezzogiorno”, senza rinunciare alla divulgazione culturale della riscoperta delle nostre radici.

In attesa di conoscere di quale federalismo dobbiamo morire, questa è la votazione nella quale mi piacerebbe non ci fossero astensioni, se non altro per lo sfizio di vedere i leghisti con la cravatta verde di rabbia.