Il manifesto funebre più grande del mondo

I primi ad arrivare vengono avvicinati da poliziotti in borghese che tranquillizzati sulle intenzioni se ne stanno in disparte. Poco alla volta ne arrivano altri, dalla Puglia dalla Calabria da Roma, una piccola folla di volti che si materializza, e grazie a facebook si riconosce e si integra ai veterani del Movimento Neoborbonico.

Sono qui per controcelebrare l’anniversario dell’arrivo di Garibaldi a Napoli, qui davanti al Maschio Angioino nelle cui sale si sta tenendo l’ennesimo convegno dedicato all’”eroe”, vorrebbero dire la loro, fare domande, ma i notabili della cultura, sempre a caccia di incarichi, possibilmente ben retribuiti, non amano essere contraddetti e quindi la porta è sbarrata.

Si srotola allora il “manifesto funebre più grande del mondo” (richiesta l’omologazione internazionale), annuncia i 150 anni della morte del Sud e del Regno delle Due Sicilie. Un funerale per ricordare la fine dei primati borbonici, l’inizio dei massacri (un milione di vittime), dei saccheggi (mille miliardi dalle nostre banche), dell’emigrazione (30 milioni di persone), della questione meridionale.

Alcuni curiosi si avvicinano, chiedono, hanno letto qualcosa, vorrebbero saperne di più, hanno bisogno di riferimenti, sentono di non meritare gli insulti di tanto Nord.

Anche i turisti si fermano, sono ancora disorientati dall’azione di altri movimenti di diverse aree politico-culturali, che nella notte ha stravolto la toponomastica cittadina. Strade e piazze dedicate a vittime di mafia come Peppino Impastato, a patrioti meridionali come Michelina De Cesare o anche in ricordo di tragici eccidi ad opera dei soldati piemontesi. Cancellati per un giorno i nomi di Garibaldi, Cavour e Vittorio Emanuele, sulle statue dei quali sono state messe bandiere padane per evidenziare la continuità dei governi antimeridionali.

In questo clima di vivaci contestazioni, dal convegno trapela la notizia: il sindaco Iervolino annuncia che Napoli avrà il suo “Corso Unità d’Italia”, è il rettifilo, alle cui estremità verranno riposizionate le statue di Garibaldi e di Vittorio Emanuele. Un modo quantomeno discutibile di impiegare quel denaro pubblico, che potrebbe essere più utilmente impiegato per il Museo Civico Gaetano Filangieri o per il Museo di San Martino vergognosamente trascurati.