Mimmo Cavallo, brigante.

Parlare oggi, a trent’anni di distanza dei successi discografici di Mimmo Cavallo, può apparire al superficiale un esercizio puramente nostalgico. Invece parlare di questo Cantautore significa inserirsi nel dibattito che sui giornali, col fioretto e con la scimitarra, si fa oggi delle celebrazioni dell’Italia Una.

Come tutti quelli che hanno tentato e tentano di parlare del Sud, rinunciando agli ormai stratificati stereotipi, anche Mimmo trova poco spazio in un mercato culturale in mano ai soliti soloni, all’anacronistica difesa di un risorgimento paludato e falso.

Mimmo come un nobile Brigante non si piega al conformismo commerciale del politicamente corretto e si rifugia nel più angusto spazio dei concerti dal vivo e nelle collaborazioni con altri autori, Mariella Nava, Fiorella Mannoia, Mia Martini, Gianni Morandi ci hanno raccontato i suoi preziosi e riconoscibili lavori. Dalla sua voce invece riascoltiamo «Uh, mammà!», «Siamo meridionali», «Aria di risorgimento», che rappresentano un geniale tentativo, nuovo all’epoca, di fare luce su una pagina tragica della nostra storia e che ha trovato comunque finora pochi epigoni.

L’appartenenza al suo Salento, e al meridione in generale è fortemente rivendicata, talvolta con la rabbia di un rock pulito che nulla concede al compromesso, altre volte con lo stile intimista della più pura canzone d’autore. L’incantautore non rinuncia al suo stile pungente ed ironico col quale denuncia le contraddizioni della nostra società dalle facili carriere e portando alla luce verità scomode, e mai rivelate prima nelle canzoni e raramente nei libri. E non rinuncia neppure, nel proporre «Ninetta», «Anna Anna mia» alla ricerca d’un amore universale, come i ragazzi d’una volta.

Negli ultimi anni, le voci di un suo ritorno discografico hanno alimentato l’entusiasmo dei tanti estimatori, ma sono state sempre smentite dai fatti, …è possibile che la guerra al brigantaggio non sia ancora finita!