I Terroni di Pino Aprile

Cari Terroni, la bandiera meridionalista è stata ammainata da tutta la classe politica già da tanto, nessuno è disposto a contrastare l’etichetta di un Sud assistito, imbroglione, rassegnato zavorra da scaricare. Anche noi alla fine ce ne siamo convinti, e perduta fiducia, orgoglio e dignità, parla per noi il silenzio degli sconfitti.

E invece, con la copertina rossa di sangue meridionale, un libro arrivato alla sua undicesima edizione in soli tre mesi, si pone pesantemente sulla coscienza degli interessati spacciatori di false verità.

Pino Aprile con il suo Terroni (ed. Piemme, euro 17,50) ci racconta di una storia interrotta, quella del popolo meridionale militarmente annientato con deportazioni, pulizia etnica, fosse comuni, lager, e contro il quale la pietà era delitto, “Purificheremo col ferro e col fuoco le regioni infestate dall’immonda sua bava” tuonava il generale Pinelli, e così fu. Un milione di morti sui nove milioni che abitavano il Regno delle Due Sicilie, il terzo paese più industrializzato d’Europa, la più bassa mortalità infantile, il più alto numero di giornali e riviste, di medici per abitante, il primo sistema pensionistico pubblico al mondo. La lettura vi farà scoprire quanto grande è stata la bugia del Sud arretrato, e quanto gigantesca la spoliazione di tutta l’economia, dalle ricche banche meridionali, allo smantellamento di tutto il tessuto industriale, poi trasferito al nord.

Pino Aprile con il rigore dello storico e la passione del giornalista d’inchiesta ripercorre le tappe che hanno fatto del Sud una colonia del Nord, un obiettivo che è stato lucidamente perseguito e sul quale si regge tuttora il sistema Italia. Il più grande affare del Nord è proprio la costruzione, ancora in atto, della minorità del Sud, una realtà scomoda e così spaventosa che ancora oggi si tace nei libri di storia.

“Noi non sappiamo più chi fummo” scrive Aprile, “anche noi crediamo ormai ai pregiudizi di cui eravamo oggetto”, da qui la nostra incapacità di farci valere, sperando che si trasformi in una fiera indignazione verso chi, ormai per abitudine ha sempre il ditino alzato. Ci confida infine che le 303 pagine del libro sono frutto di una sintesi di più di mille pagine, scritte nel corso degli anni, ne è venuto fuori un caposaldo dal quale chiunque e a qualsiasi titolo voglia parlare di Sud, deve partire …perché la storia si può riannodarla solo nel punto in cui venne spezzata.