Garibaldi, le ombre.

Non esiste comune italiano del nord o del sud, piccolo o grande che sia, che non abbia una piazza o una via dedicata a Giuseppe Garibaldi. Testimonianza della popolarità di questo mito che ha incarnato nell’immaginario di molti, la figura dell’eroe che per l’altrui libertà non esitava a mettere a repentaglio la sua stessa vita. Un idealista romantico e coraggioso.

Invece, sotto i colpi di una storiografia nuova, rigorosa e sempre più documentata, si intravedono le prime crepe nell’oleografia di questo “patrigno della patria”.

Le celebrazioni per i 150 anni dell’Italia unita, avrebbero potuto essere l’occasione per abbandonare, una volta per tutte, retorica e luoghi comuni, ma ahimè l’occasione è già andata perduta, tra figuranti e bandierine tricolorate distribuite ai bambini il santino di Garibaldi rimane ancora intoccabile.

Ma Garibaldi merita questa rappresentazione?

L’armatore Denegri ne tessè le lodi “perché m’ha sempre portati i chinesi nel numero imbarcati e tutti grassi e in buona salute; perché li trattava come uomini e non come bestie”, parole inequivocabili che mostrano l’anima di uno scafista ante litteram.

Gli inglesi lo ringraziarono per aver protetto il loro monopolio commerciale in America latina, a scapito dei villaggi contadini del Rio Grande, saccheggiati, massacrati e annientati. Fu in quel periodo che cominciò a portare i capelli lunghi per coprire l’orecchio destro, staccato a morsi da una ragazza che tentò di violentare.

La massoneria lo finanziò per corrompere gli ufficiali borbonici e dare il via all’operazione dei celebrati mille, “tutti generalmente di origine pessima e per lo più ladra; e tranne poche eccezioni con radici genealogiche nel letamaio della violenza e del delitto” (parole sue).

Fu con Garibaldi che mafia e camorra cessano di essere comune delinquenza, diventando prima uno strumento di ordine pubblico, poi referente privilegiato di un sistema politico fatto di classi dirigenti asservite e subalterne. Le camicie rosse si macchiarono di pagine ignobili come quella di Bronte, e saccheggiarono i banchi di Napoli e Palermo “senza darne conto”. “Gli oltraggi subiti dalle popolazioni meridionali sono incommensurabili. Nonostante ciò non rifarei oggi la via dell’Italia meridionale, temendo di esser preso a sassate, essendosi colà cagionato solo squallore e suscitato solo odio” confiderà in una missiva ad Adelaide Caroli il nizzardo. Ma il rimorso non gli impedì di godere di 277 lire al giorno tra pensioni e doni nazionali (1100 euro al giorno) e dell’intera isola di Caprera misteriosamente donatagli.

È proprio necessario festeggiarlo ancora?