Genzano Neoborbonica

L’Osteria dell’Infiorata di Genzano di Roma, lo scorso 23 maggio è stata testimone di un duplice evento: la costituzione della locale “Associazione Culturale Borbonica”; e il riuscito Convivio culturale.

Due appassionati studiosi di storia: il dr. Pompeo De Chiara e il Prof. Vincenzo Gulì, hanno tenuto a battesimo il nuovo presidio meridionale, offendo numerose occasioni di riflessione e stimolando il vivace dibattito che ne è inevitabilmente scaturito.

La proiezione del cortometraggio “Napoli Capitale” di Mauro Caiano e Marina Salvadore, la presenza in sala di un banchetto di proposte di lettura, l’esposizione dei simboli borbonici, hanno contribuito a rendere speciale l’occasione.

L’Associazione Culturale Borbonica è convinta che la storia dell’unificazione italiana attende ancora di essere scritta, ad arte se ne è propagandata una versione parziale, retorica, agiografica, deformata, falsa, che ideologicamente ha rassicurato i più sul carattere positivo dell’esistenza dello Stato nazionale. Uno Stato che non ha bisogno di rassicurazioni, ma di verità, accettandone i rischi che possono derivarne.

Il neopresidente Pietro Fucile denuncia che non a caso, con la fondamentale complicità dei testi scolastici, nutriti di garibaldesche epopee, l’italiano medio poco conosce del saccheggio, dello smantellamento delle strutture produttive del sud, della drammatica repressione subita dalle genti meridionali, della biblica emigrazione che ne derivò.

Il popolo Duosiciliano, perduta memoria e riferimenti storici, si è sempre più convinto della sua arretratezza e della sua subalternità, ha dato così il via libera al premeditato progetto di renderlo indegna appendice di altro popolo.

L’Associazione, preceduta in questo da quanti continuano a ri-costruire la storia del Sud, vuole, continua il presidente, essere riferimento per chi crede che un racconto “diverso” della storia, sia fondamentale per comprendere il presente e progettare il futuro, non mancando di sottolineare che non si vorranno coltivare sentimenti monarchici, secessionisti o anti italiani, ma vuole essere un primo strumento per ridestare il sentimento della dignità, che la maggioranza dei meridionali ha, ma che sembra perduto nella classe che li rappresenta.